Quando Renzi faceva il portaborse. Ecco perché ha nominato Gentiloni

Paolo Gentiloni è stato nominato ministro degli Esteri perché Matteo Renzi doveva “rottamare” il suo ex capo Lapo Pistelli. La storia è questa: Renzi si è avvicinato ai palazzi della politica facendo il portaborse. Ad oggi non è ancora mai stato eletto in Parlamento, ma nei primi anni del Duemila entrava ogni settimana a Montecitorio come portaborse di Pistelli. Cominciare il proprio percorso politico facendo il portaborse parlamentare non è né una novità né disdicevole. Quest0 passato da portaborse pagato dalla politica di palazzo è però un fantasma che Renzi vuole scacciare dal suo curriculum e per questa ragione ha fatto fuori il miglior candidato alla Farnesina preferendogli Gentiloni. Eppure fu Pistelli che nel 2003 lo candidò a segretario provinciale della Margherita a Firenze e che l’anno dopo lo propose e fece eleggere presidente della Provincia di Firenze.

Voleva nominare una sconosciuta, no di Napolitano

Quando il premier è salito al Quirinale per discutere con Giorgio Napolitano la nomina del titolare della Farnesina aveva in mente un solo vero nome, quello della giovanissima Lia Quartapelle. Giustamente il Capo dello Stato ha detto no, spiegandogli che la Farnesina è un posto dove servono esperienza e statura politica. A quel punto Renzi ha allargato la rosa ad altre tre donne, Marina Sereni, Elisabetta Belloni e Marta Dassù, ricevendo da Napolitano un altro rifiuto. Il presidente della Repubblica ha poi utilizzato la sua moral suasion per dire all’inquilino di Palazzo Chigi che la persona migliore era Lapo Pistelli, già viceministro in quel dicastero, di lunga esperienza parlamentare, conosciuto in tutto il mondo per aver fatto il “ministro degli Esteri” del Partito Democratico per molti anni, ruolo che aveva lo stesso Napolitano nel Pci.

Pistelli vittima della sindrome rancorosa del beneficato

A quel punto Renzi ha avuto paura del vecchio fantasma, di affidare la politica estera a chi lo conosce meglio di tutti, a chi a fine mese gli dava lo stipendio. Per scacciare ogni paura ha pensato a Gentiloni, che di politica estera ne sa quanto di nanotecnologie, ma che non ingombra e non poteva ottenere un rifiuto dal Colle essendo già stato nominato ministro in passato dallo stesso Napolitano. In psicologia questo atteggiamento rientra nella “sindrome rancorosa del beneficato”, considerata l’eccellenza dell’ingratitudine. Scrive la psicologa Maria Rita Parsi nel libro “Ingrati”: la sindrome rancorosa del beneficato “è quel sordo, ingiustificato rancore che coglie come un’autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente ‘debito di riconoscenza’ nei confronti del suo benefattore”. Accade così che Pistelli, a causa della sindrome è diventato – leggendo le parole della Parsi – “un peso del quale liberarsi”, “una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare”. Ecco perché Gentiloni è diventato ministro degli Esteri.