L’olocausto silenzioso dei cristiani nel mondo: 20 Paesi nella black list

È la religione più perseguitata in assoluto. I suoi fedeli vengono braccati e sterminati con una frequenza impressionante: ogni cinque minuti, nel mondo, ne viene ammazzato uno. La XII edizione del Rapporto 2014 sulla libertà religiosa di “Acs, la Fondazione di Diritto PontificioAiuto alla Chiesa che soffre” cristallizza in maniera drammatica i numeri di un olocausto in crescendo che sembra non lasciare speranze per il futuro ai cristiani.
Le conclusioni alle quali giungono gli analisti della Fondazione sono sconcertanti: la libertà religiosa non è garantita nel 60 per cento del mondo, i cristiani sono obiettivo di sistematiche persecuzioni religiose. La mappa redatta sulla base dei dati, che sono un vero e proprio bollettino di guerra, spiega meglio di tante parole qual’è la situazione dei cristiani sul pianeta. In 20 Paesi le violazioni sono particolarmente gravi. Ma vi sono, comunque, 116 Stati – sui 196 Stati analizzati dall’Acs – nei quali questo diritto trova qualche ostacolo.

Cresce l’intolleranza in Europa, poche speranze per il futuro

Speranze per il futuro? A guardare il trend di crescita del fenomeno, tutt’altro: la situazione è notevolmente peggiorata negli ultimi due anni.
Paradossalmente i cristiani vivono meglio in Africa e in America Latina che in Europa: se nel continente africano le diverse religioni convivono abbastanza serenamente, pur essendoci alcune sacche di estremismo – nella Repubblica Centrafricana e nel nord della Nigeria, operano gruppi violenti islamici di cui Boko Haram è il più conosciuto – cresce l’intolleranza in Europa. Stesso discorso vale per l’America Latina, dove, tutto sommato, i cristiani sono abbastanza tutelati, certamente più che in Europa.
L’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani ha contato 41 leggi nei diversi Paesi europei che «colpiscono sfavorevolmente i cristiani».
Molto più complessa e drammatica la situazione in Asia dove, fra le minoranze, sono i cristiani quelli maggiormente perseguitati.
Di fatto l’analisi della Fondazione di Diritto Pontificio, che viene riproposta ogni anno con nuovi aggiornamenti dal 1999, evidenzia che solo in 6 Paesi al mondo la situazione è migliorata. Ma, almeno, tra questi sono inclusi anche Stati in cui le limitazioni al diritto sono elevate.

Un genocidio sistematico attraverso le conversioni imposte

E in Italia? Gli ostacoli alla fede sono “lievi” ma, comunque, la situazione è in peggioramento.
Nulla in confronto a quello che succede in Medio Oriente, ovviamente. Lo ricorda l’irachena Pascale Warda, cristiana, ex-ministro per le Politiche migratorie e fondatrice della Società irachena per i diritti umani, che parla esplicitamente di “genocidio”. L’ex-ministro iracheno racconta di cristiani che continuano ad abbandonare la propria terra, di conversioni imposte, di chiese distrutte e ricostruite e poi distrutte di nuovo, come quella di San Giovanni Battista a Baghdad: «Chiediamo l’aiuto della comunità internazionale – dice – perché noi comunque non abbiamo perso la speranza».
«La libertà religiosa è un diritto fondamentale e condizione imprescindibile di ogni società libera e giusta», scrive nella prefazione al dossier di Acs, Paul Bhatti, ex-ministro pakistano per l’Armonia nazionale e fratello di Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze ucciso nel 2011.