Influenza, tre morti sospette. E l’Aifa vieta due lotti del vaccino Fluad

È allarme per le categorie a rischio – anziani e bambini soprattutto. L’Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo per due lotti del vaccino antinfluenzale FLUAD. La disposizione fa seguito alle segnalazioni di «quattro eventi avversi gravi o fatali, verificatisi in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi provenienti dai due lotti 142701 e 143301 del vaccino antinfluenzale della Novartis Vaccines and Diagnostics», si spiega in una nota. Ci sarebbero infatti tre sospetti decessi legati alla somministrazione del vaccino. Eventi che –  specifica l’Aifa – hanno avuto esordio entro le 48 ore dalla somministrazione delle dosi dei due lotti. Per cui il divieto è stato dispotto «a titolo esclusivamente cautelativo».

Verifiche in corso

Il provvedimento si è reso dunque necessario come misura prudenziale, ma la notizia sta gettando scompiglio e allarme tra le categorie a rischio che dei vaccini fanno uso annuale costante, visto che non è la prima volta che scatta questo genere di allarme a ridosso del periodi di maggore criticità. «In attesa di disporre degli elementi necessari, tra i quali l’esito degli accertamenti sui campioni già prelevati – spiega l’Aifa in una nota – per valutare un eventuale nesso di causalità con la somministrazione delle dosi dei due lotti del vaccino, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha invitato i pazienti che abbiano in casa confezioni del vaccino FLUAD a verificare sulla confezione il numero di lotto e, se corrispondente a uno di quelli per i quali è stato disposto il divieto di utilizzo, a contattare il proprio medico per la valutazione di un’alternativa vaccinale. Per valutare eventuali pericoli intanto è bene tenere presente che «se sono passate 48 ore dalla somministrazione, non ci sono rischi. Se invece qualcuno dovesse presentare dei sintomi entro due giorni deve contattare subito il proprio medico»,  afferma il segretario della Federazione italiana medici di medicina generale , Giacomo Milillo, in merito alla questione.