Tutti contro Renzi: scontri a Torino, fischi a Terni. Gli antagonisti rubano la scena alla Fiom con la violenza

Da Torino a Terni tornano in piazza le tute blu. E gli scontri da una parte, gli avvertimenti di Susanna Camusso dall’altra suonano la sveglia a un governo troppo impegnato a compiacersi per il Jobs Act. A Terni la manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil contro i 537 licenziamenti annunciati da ThyssenKrupp per l’Ast è diventata una protesta cittadina, cui è arrivata la solidarietà anche della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Le stime parlano di 30mila persone in corteo. Le cronache raccontano di negozi chiusi con cartelli di solidarietà affissi sulle saracinesche, striscioni appesi ai balconi delle case e un corridoio umano intorno ai manifestanti, ai quali sono stati tributati applausi e foto. In corteo anche famiglie con passeggini e cittadini con magliette con scritto «L’acciaieria non si tocca» e le rappresentanze di studenti, associazioni di categoria, mondo della cooperazione e del sociale, ordini professionali. Da qui, forte di questa partecipazione, la Camusso ha chiamato lo sciopero generale dei metalmeccanici. «A tutti i metalmeccanici diciamo che sarebbe bene andare allo sciopero generale del settore», ha detto dal palco, avvertendo il governo che alla riapertura del tavolo a Palazzo Chigi sull’Ast di Terni «ci andremo con tutti i lavoratori dell’acciaieria, che la trattativa si farà con i lavoratori».

Per la leader della Cgil, come per Luigi Angeletti della Uil, non sono mancate alcune contestazioni: fischi, che il segretario della Uil ha attribuito a militanti di «organizzazioni diverse e immagino centri sociali». Nulla a confronto con quanto accaduto a Torino dove, alla manifestazione contro il Jobs Act e il vertice europeo sul lavoro, un blitz degli antagonisti è finito in scontri con la polizia. Mentre era in corso il comizio del leader della Fiom, Maurizio Landini, una parte dello spezzone degli studenti ha rimosso le transenne, cercato di raggiungere il Teatro Regio, dove è ospitato il vertice europeo sul lavoro, e lanciato di tutto contro le forze di polizia.

Ne sono scaturiti tafferugli con lancio di lacrimogeni da parte degli agenti. Una scena che si è ripetuta simile una seconda volta e che ha portato al bilancio di tre poliziotti feriti e cinque manifestanti fermati. Il segretario regionale della Fiom, Federico Bellono, ha preso le difese dei violenti, parlando di «un numero irrisorio» di persone coinvolte nei disordini e di «un eccesso di reazione da parte delle forze dell’ordine». Inoltre, ha chiesto un incontro urgente con il questore. Dalla Questura però hanno replicato parlando di un «attacco di 300 antagonisti di varia estrazione», che hanno «effettuato un fittissimo lancio di sanpietrini, bulloni, grossi petardi, per cui è stato necessario il lancio di alcuni lacrimogeni per disperdere i violenti». Intanto Landini dal palco richiamava al fatto che «noi dobbiamo unire e non dividere il Paese», aggiungendo che «qualcuno ha scelto di tentare di rovinare questa giornata in modo sciocco. Non è permesso a nessuno. Lo dico per rispetto delle migliaia di lavoratori che sono in questa piazza. Ai livelli del tavolo di questa natura non scenderemo mai, continueremo a combattere in un’altra direzione». Una posizione che, però, non tutti nel suo sindacato sembrano condividere.