Se due indizi fanno una prova, le elezioni sono più vicine

Se davvero bastano due soli indizi a fare una prova, qui si va di corsa alle elezioni anticipate. Non è un auspicio né uno spauracchio, ma una semplice constatazione. Fatto primo: la Cgil della Camusso a testa bassa contro le politiche del governo Renzi, ovvero contro il leader del partito per il quale la massima parte dei suoi iscritti ha votato. La minoranza di quello stesso partito corre in piazza a sostenere il “suo” sindacato mentre alcuni di loro, come Stefano Fassina, Rosi Bindi o Gianni Cuperlo, litigano in diretta tv con Dario Nardella, Debora Serracchiani e Ivan Scalfarotto  impegnati nella tre giorni della Leopolda. Lite che investe aspetti di fondo quali il finanziamento alla politica (“Chi paga la Leopolda?”) e la stessa forma partito (“Corrente o partito parallelo”?).

Berlusconi si prepara

Fatto secondo: proprio mentre questo scontro accende il Pd, Silvio Berlusconi, dopo avere sparigliato sulla questione delle coppie gay e della cittadinanza, spiega adesso che la famiglia tradizionale non si tocca, che la cittadinanza è un onore da meritare e soprattutto che «quando avremo la maggioranza abrogheremo ogni imposta sulla casa». Se non è un programma elettorale questo, poco ci manca. Perché al Cavaliere si può contestare tutto, ma non la capacità di saper fiutare bene l’aria, di capire cosa bolle in pentola un attimo prima di molti altri e di attrezzarsi perciò alla bisogna.

Renzi tenta lo strike

Se queste sono le premesse, e tutto lascia credere che così sia, l’Italia potrebbe essere chiamata al voto nella prossima primavera. E proprio da Matteo Renzi che, col fiato sul collo dell’Europa e con una economia interna recessiva, non potrebbe far altro che gettarla in caciara, accusare il vecchio establishment di ogni male e responsabilità e provare così a fare strike facendo eleggere una maggioranza di sua fiducia con la quale impostare l’azione di governo stavolta sì per l’intera legislatura. Potendo contare su una opposizione di Sua Maestà guidata da Silvio Berlusconi.

Grillo e Salvini

Resta da capire cosa riesca a produrre, stretto in questa tenaglia, la protesta di Beppe Grillo ancora oggi consistente nei sondaggi, ma parecchio appannata e, soprattutto, la capacità di attrazione e di leadership di quello che, al prossimo giro, potrebbe manifestarsi come il vero competitore dell’ex sindaco di Firenze: Matteo Salvini.