Putin a casa di Berlusconi, tra amarcord e mediazioni di pace. Disgelo tra il leader russo e i colleghi europei

Nessuna indiscrezione è trapelata su cosa siano detti nella notte Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Si sa solo che il leader russo è arrivato tardissimo nella residenza milanese di via Rovani, dopo un difficile meeting con Angela Merkel. Tra Putin e la cancelliera, di cui si racconta una irritazione feroce per il ritardo con cui si è presentato, «restano sempre serie divergenze sulla genesi del conflitto interno ucraino, nonché sulle cause principali di quello che succede ora», come ha riferito alle agenzie russe il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. «Putin e Merkel hanno fatto il punto sull’attuazione degli accordi di Minsk. È stato posto un accento particolare sulla conclusione del processo della separazione delle parti in conflitto a sud-est dell’Ucraina», ha aggiunto Peskov dopo il vertice, spiegando che tra gli altri temi affrontati, oltre al monitoraggio del regime del cessate il fuoco, c’è stato anche il dossier del gas.

Nell’Europa delle diplomazie ufficiali e della trazione tedesca, dunque, il dialogo con Mosca resta difficile, sebbene sia ormai consapevolezza diffusa che la guerra delle sanzioni sia prossima all’essere insostenibile. Epperò Putin si è trovato a confronto anche con un’altra diplomazia. Quella di Berlusconi, che, per dirla con il Mattinale di ieri, è servita a «preparare il terreno perché il summit di Milano sia massimamente positivo, facendo del nostro Paese il protagonista di un autentico nuovo disgelo che rompa il muro della guerra fredda stupidamente voluto da un’Europa piegata agli interessi americani». Si stima che l’Italia, per via delle sanzioni europee alla Russia, abbia perso nei primi otto mesi di quest’anno 3 miliardi. Si scommette sul fatto che proprio questo sia stato il tema centrale dell’incontro tra Putin e “l’amico Silvio”, che per l’occasione ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza il permesso di non dormire ad Arcore, ma nella sua residenza di Milano. Più volte Berlusconi ha pubblicamente stigmatizzato quelle sanzioni. In più, c’è l’antico legame di amicizia che lo lega al leader del Cremlino. Questo fa di lui il più efficace mediatore possibile tra Roma e Mosca, e poco importa che sia un ruolo da outsider vista l’assenza di incarichi istituzionali.

«Se non ce la fa Berlusconi non ce la fa nessuno», scriveva ancora il Mattinale, spiegando che il Cav «porta avanti un  lavoro serio ed efficace per la pace nel mondo e la prosperità del Paese». Il messaggio che passa dalla nota politica di Forza Italia alla Camera è chiaro: Berlusconi fa quello che Renzi non è nelle condizioni di fare, sia per le scelte politiche che ha assunto sia per l’assenza di qualsiasi canale privilegiato con il Cremlino. A Renzi, dunque, non resta che commentare da spettatore la storia che scorre all’Asem. «Penso che abbiamo fatto un passo avanti, anche se ci sono delle differenze», ha detto al termine dell’incontro di stamattina in prefettura con Vladimir Putin, Petro Poroschenko e altri leader europei, che invece il leader del Cremlino ha definito «buono e positivo». In molti, comunque, ritengono che il premier non sia rammaricato del fatto che gli sia stata rubata la scena e che, anzi, come accaduto su altri temi, abbia tutt’altro che storto in naso per l’aiuto a sostegno dell’Italia giunto dal leader di Forza Italia.