Jobs act, Bersani vuole fare pace: nel voto finale sarò leale. Ncd e FI: il governo non faccia marcia indietro

Matteo Renzi vola a Londra con in agenda incontri già fissati con gli editorialisti del Financial Times e dell’Economist mentre il Jobs Act vive ore cruciali. Oggi è cominciata al Senato la discussione generale e il voto finale dovrebbe arrivare il 7 o l’8 ottobre.  Il governo deve ora decidere se ricucire con la minoranza dem scontentando così Ncd e Forza Italia oppure se tirare dritto non concedendo nulla ai suoi detrattori. 

Per ora il premier può contare su un atteggiamento più conciliante della minoranza interna del Pd. Pur lamentando i suoi atteggiamenti spavaldi verso i sindacati, Pierluigi Bersani ha garantito la lealtà della sua componente sul Jobs Act (”so cos’è la ditta”). Ciò potrebbe consentire al premier di togliere dal tavolo del negoziato l’ipotesi della fiducia, stemperando il clima con i dissidenti. Del resto si sapeva che, dopo il voto della Direzione, la trattativa si sarebbe spostata tutta a livello parlamentare: dove, secondo Pietro Ichino, c’è spazio per trovare un equilibrio. Il Jobs Act ”passerà senza terremoti”, pronostica l’esponente di Scelta Civica. In realtà sulla questione dei licenziamenti per motivi disciplinari c’è ancora molta nebbia: il Ncd minaccia di non votare la modifica prospettata da Renzi in Direzione del Pd, giudicandola un cedimento e un ritorno al dettato della riforma Fornero. Posizione condivisa anche da Forza Italia che teme un annacquamento dei principi di base di un mercato del lavoro liberalizzato. Sono critiche che Renzi non può ignorare perché al Senato la maggioranza si muove sul filo del rasoio: se gli esponenti della sinistra non dovessero votare il testo del governo, il ”soccorso azzurro” sarebbe necessario a superare la prova.

Ora si discute sul modo in cui procedere: un emendamento del governo o un ordine del giorno? Sono valutazione che sta facendo il ministro Poletti, avverte Maria Elena Boschi. Ma Bersani fa capire che i democratici ribelli si aspettano un emendamento, il che simbolicamente equivarrebbe a una marcia indietro. In tal caso, fa sapere Renato Brunetta a nome di Forza Italia, gli azzurri voteranno no.