Il governo getta la maschera sulle nozze gay. È un ministro a svelare i piani di Renzi

Era ampiamente prevedibile, il giochetto ha già funzionato (in parte) due o tre volte, s’illudono che funzioni ancora: prendere un tema “caldo”, di quelli che scatenano polemiche e divisioni, creare il clima giusto con l’aiuto della stampa amica, darlo in pasto all’opinione pubblica a piccole dosi e scegliere il momento giusto per imporlo, magari quando la gente è distratta, sviata su altri temi, il lavoro o la scuola.  Ecco che, dopo una fase preparatoria durata qualche mese, finalmente un membro del governo Renzi ha detto la verità sulle nozze gay. Una verità che hanno cercato di nascondere fino a quando hanno ritenuto opportuno ma che appariva già chiara. A uscire allo scoperto è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando, svelando il piano di Renzi: «Sul tema delle unioni omosessuali bisogna che il nostro Paese si doti di una normativa che riconosca i diritti delle persone dello stesso sesso: c’è un vuoto nel nostro sistema e credo che vada rapidamente colmato». A suo giudizio, infatti, i casi di questi giorni, con la registrazioni di unioni gay celebrate all’estero, «sono uno stimolo a cercare di dare una risposta concreta». Pochi attimi dopo, lo scontato sì del Gay center, con le frasi di elogio del portavoce Fabrizio Marrazzo: «Dal ministro Orlando – ha affermato – viene una presa di posizione significativa. Però occorre andare oltre le parole e cominciare a mettere nero su bianco proposte concrete. In Italia – ha sostenuto Marrazzo – è maturata da tempo non solo un’opinione pubblica favorevole al riconoscimento delle unioni gay, ma anche una spinta politica che viene soprattutto dai sindaci, verso una piena equiparazione delle relazioni di coppia e dei matrimoni tra omosessuali contratti all’estero.  Un primo atto concreto sarebbe quello che il governo incontri le associazioni gay e inizi a recepire le richieste di cui siamo portavoce». Un botta e risposta che sa di commedia, il cui copione è stato utilizzato una miriade di volte. Le uniche variazioni sono nei nomi dei personaggi. E soprattutto nella strategia della sinistra che – come al solito – mischia propaganda e politica, togliendosi la maschera quando il sipario si abbassa.