Cercasi inno per il ritorno di Bersani: “Eskimo” di Guccini o “Vecchio scarpone” di Gino Latilla?

Qualcuno, su Twitter, gli ha dedicato la bellissima canzone di Francesco Guccini, “Eskimo”, che nelle parole iniziali racchiude tutta l’amarezza della “vecchia guardia” maramaldeggiata da Matteo Renzi: “Questa domenica in settembre/ non sarebbe pesata così/ l’estate finiva più nature/ vent’anni fa o giù di lì/ con l’incoscienza dentro al basso ventre/ e alcuni audaci in tasca l’Unità/ la paghi tutta e a prezzi d’inflazione/ quella che chiaman la maturità…”. La fronda antirenziana ha trovato il suo capo (che non poteva essere Orfini, che non poteva essere Civati, né Cuperlo) e sarà Pier Luigi Bersani. E’ una legge che nei partiti si ripropone ciclicamente: il leader sconfitto che si mette alla guida della minoranza interna, cavalcando nostalgie e risentimenti, rinunciando a innovare per vivacchiare all’ombra di una “conservazione consapevole”. E Bersani, spodestato dall’implacabile fuoco amico dei 101, nel suo ritornare baldanzoso a sfidare chi lo ha già sconfitto, fa persino tenerezza: si gode i baci, gli applausi e le strette di mano alla Festa dell’Unità di Modena (ma nessuno ha più in tasca l’Unità, chiuso proprio nell’era Renzi…) e ride della t-shirt di una ragazza con la scritta: “Oh ragazzi, non siamo mica qui a friggere le patate con l’acqua minerale”. A tanto è ridotta ormai l’essenza del “bersanismo”, alle battute di Crozza. Al sorriso tollerante della vecchia guardia che si è già arresa (ma non può ammetterlo) alla storia. E Bersani prova ancora a rinfocolare quel collante che a lungo ha tenuto insieme il Pd e che ne è stata la ragione di vita (e della sconfitta), e cioè l’antiberlusconismo: anche Berlusconi e Verdini – dice – sono “vecchia guardia”. Ma la neoideologia renziana della rottamazione non prevede rispetto per i “veterani”. Renzi non si fermerà fino a quando nella sensibilità collettiva della “sinistra” il Pci non diventerà che un vizio d’origine, anziché un vanto, una “medaglia” da esibire con orgoglio. Negli applausi a Bersani, più che fiducia nel suo ruolo di “oppositore” al Nazareno, c’è rivendicazione di un passato che è duro buttare alle ortiche in nome del 41%. Eppure accade, in inaspettate domeniche di settembre. Per consolare Bersani non può bastare Guccini. Sarebbe stato meglio Vecchio scarpone di Gino Latilla:  “Vecchio scarpone/ Quanto tempo è passato/  Quante illusioni/ Fai rivivere tu/ Quante canzoni/ Sul tuo passo ho cantato/ Che non scordo più”.