Trovato anche il corpo di Mariangela. L’Aeronautica: quei due aerei non dovevano essere lì insieme

L’hanno ritrovato a Poggio Anzù, in una forra, un canalone, sotto la cabina di pilotaggio distrutta del suo aereo, un troncone di aereo completamente bruciato, fino a questo momento il frammento più grande restituito dal luogo del disastro. Evidentemente Mariangela non ha fatto in tempo a lanciarsi prima dell’impatto con il terreno,  Il cadavere di Mariangela Valentini, il capitano pilota ancora ieri pomeriggio data per dispersa, era già stato avvistato ieri sera e stamattina i vigili del fuoco si sono calati con il verricello da un elicottero per portare via la salma. Un’operazione complicata dall’ambiente, ostile e scosceso. E dalla presenza dell’esplosivo, ancora attivo, del seggiolino eiettabile.
Il corpo di Mariangela è stato estratto dalla carlinga con l’intervento dei vigili del fuoco, dopo che gli artificieri del 17/o Stormo incursori dell’Aeronautica di Furbara hanno disinnescato le cariche esplosive di eiezione del seggiolino.
L’area in cui i soccorritori hanno ritrovato il corpo di Mariangela è stata quindi transennata e messa in sicurezza in attesa dell’arrivo da Roma degli artificieri per disinnescare le cariche di eiezione del seggiolino che potevano ancora esplodere. L’operazione è stata piuttosto lunga e complessa. Per motivi di sicurezza, durante le operazioni di disinnesco, nessuno si è potuto avvicinare alla zona delimitata, neppure gli uomini dei vari corpi dello Stato e forze di polizia tuttora impegnati nelle ricerche della scatola nera del Tornando, e nel recupero e nella catalogazione dei pezzi dell’aereo schiantatosi al suolo.
Ad avvistare il troncone di aereo con, all’interno, il corpo della giovane capitano pilota, ieri pomeriggio, dopo aver recuperato il cadavere del navigatore Piero Paolo Franzese, sono state le squadre del Corpo nazionale del Soccorso alpino, che operano con tecnici specializzati provenienti da sei regioni.
Ricomposta su una barella, è stata issata sull’elicottero con le insegne dei Vigili del Fuoco. Quindi il trasferimento in elicottero fino al Rav Piceno, dove si addestrano i volontari in ferma prefissata dell’Esercito. Lì un picchetto dei soldati e delle soldatesse del 235/o Reggimento Piceno ha reso onore alla giovanissima capitano pilota morta con altri tre colleghi nello scontro fra due Tornado dell’Aeronautica Militare italiana nei cieli di Ascoli. Poi la benedizione del cappello militare, quindi le spoglie del pilota sono state trasportate in ambulanza nell’obitorio di Ascoli, per l’esame del Dna necessario all’identificazione ufficiale.
Ieri pomeriggio, nella stessa area, era stato recuperato il casco di Mariangela, prima donna pilota di un caccia dell’Aeronautica militare, in forza al 6/o Stormo di stanza a Ghedi (Brescia), come gli altri suoi tre colleghi morti nel disastro: il capitano navigatore Piero Paolo Franzese, che volava insieme a lei, e i cui resti sono stati ritrovati ieri sempre a Poggio Anzù, e il capitano pilota Alessandro Dotto e il navigatore Giuseppe Palminteri, recuperati in un’altra zona boschiva il 20 agosto, il giorno successivo all’incidente.
Per l’identificazione ufficiale dei quattro piloti, tutti giovani fra i 31 e i 35 anni, sarà necessario come detto attendere l’esame del Dna, affidato dalla procura ascolana al medico legale Adriano Tagliabracci, che si avvarrà di un consulente dell’Aeronautica.
I primi prelievi dovrebbero svolgersi lunedì, e solo successivamente i corpi verranno restituiti alle famiglie per i funerali.
Intanto, proseguono a pieno ritmo anche oggi le perlustrazioni dei boschi sopra i quali i due Tornado si sono scontrati.
Poco dopo, alle 11.30, a 700-800 metri più a sud dal luogo del ritrovamento del corpo di Mariangela, a Poggio Anzù, sotto una parete rocciosa vicino ad uno stretto canale boschivo, gli uomini del Corpo nazionale del Soccorso alpino hanno ritrovato anche la seconda scatola nera quella del velivolo di Mariangela Valentini. Insieme al primo flight data recorder, già in mano degli investigatori, dovrebbe aiutare a ricostruire le cause di un incidente al momento ancora inspiegabile.
Il flight data recorder del caccia guidato dalla Valentini si trovava a poca distanza dalla cabina di pilotaggio bruciata e dalle spoglie della giovane donna pilota. E’ stato preso in consegna dalle forze di polizia, come la scatola nera del primo aereo, già in possesso della Squadra mobile di Ascoli Piceno.
Se le condizioni di conservazione lo consentiranno, permetterà di ricostruire i dati dell’attività di volo del caccia, e di incrociare le informazioni con quelle registrate dal primo flight recorder.
Sarà aperta e analizzata con il supporto di tecnici dell’azienda di costruzione.
Il primo strumento di bordo, una scatola arancione grande quanto una scatola da scarpe, era stato recuperato il 21 agosto fra le colline di Tronzano e Casamurana.
Ieri una fonte qualificata dell’Aeronautica ha confermato che i due Tornado stavano svolgendo «due missioni addestrative separate ed erano impegnati in task diversi. Si stavano recando in un punto in cui avrebbero dovuto svolgere separatamente i compiti loro assegnati, che non comprendevano pratiche di combattimento simulato». E non avrebbero dovuto trovarsi «lì insieme nello stesso momento». Tre le inchieste aperte: una della Procura di Ascoli, che procede per omicidio colposo e disastro aereo colposo, una della Procura militare di Verona, e la terza dell’Aeronautica Militare.