«Renzi mi ha tolto 90 euro al mese». Ora molti stanno capendo di essere caduti in trappola

Vatti a fidare. Quella dell’opposizione era stata una voce priva di altoparlanti, sommersa dagli applausi e dalle lodi sperticate per il premier-giovane: «Attenti, Renzi ha messo in campo questa storia degli 80 euro per motivi propagandistici, ma è un trappolone perché fa credere di distribuire pani e pesci mentre nella realtà vi toglie molto di più di quanto vi “regala”..». Ma il ciclone mediatico, con tutti i giornali “che contano” inginocchiati a venerare don Matteo, ha messo in un angoletto le critiche perché parlar male del sant’uomo è una bestemmia, mettere in dubbio i suoi miracoli è da profani, dire che ha sbagliato è da rozzi destrorsi. Guai a dire che quella degli 80 euro era un’elemosina, se non addirittura un bluff. Guai a dire che erano cambiati i parametri. Il processo anticipato di beatificazione non poteva essere interrotto. Ora però la verità sta venendo a galla, piano piano si comprende che i conti non tornano. In tanti si sono già visti scippare dal portafogli un bel gruzzoletto. Alla Prendi i soldi e scappa, con tante scuse a Woody Allen. La strategia della sinistra è stata perfetta, un colpo da maestri: il governo Renzi ha ritoccato le tasse, nel silenzio dei maggiori quotidiani, e lo ha fatto con il trucco perché contemporaneamente hanno agito anche i sindaci e i presidenti delle Regioni vicini alla sinistra. E così un pensionato s’è visto in busta paga un ammanco inaspettato, dai 70 ai 90 euro, per l’aumento delle imposte regionali e comunali, sommate agli aumenti del premier. Per fare un esempio, un cittadino di Roma si è trovato stangato dal trio Renzi-Marino-Zingaretti. E non è poco. Molti pensionati in un primo momento avevano pensato a un errore o a qualche meccanismo di compensazione. Poi, visto che l’ammanco continuava pure nei mesi successivi, hanno chiesto agli uffici competenti e sono venuti a scoprire la batosta. A tutto questo bisogna aggiungere altre piccole-grandi furbate: sono aumentate le rette degli asili, i biglietti dell’autobus, i ticket per i parcheggi, per non parlare dei permessi del centro storico dove – ad esempio – Roma ha fatto registrare una stangata record, con buona pace per chi lavora in centro e non può arrivarci se non con l’auto. Renzi, tra un sorriso e l’altro, ha iniziato già la sua politica di lacrime e sangue. Ma per molti resta un benefattore. Salvo poi rendersi conto che davvero è un benefattore, ma delle banche.