New York, le ruspe dei costruttori spianano 5Pointz, la più grande esposizione di street-art al mondo

Inizio della fine per 5Pointz a Queens, uno dei cinque quartieri di New York: il martello del demolitore si e’ abbattuto sulla mecca dei graffiti e attraverso la prima voragine aperta dalle ruspe è apparso  l’Empire State Building, l’iconico grattacielo dello skyline di Manhattan che farà parte integrante della vista dei nuovi condomini di lusso destinati a sorgere al posto del tempio della street art.
Ci vorranno tre o quattro mesi per completare la demolizione, ha pronosticato il proprietario del complesso David Wolkoff. Al posto dei magazzini-museo dell’arte di strada sorgeranno due grattacieli residenziali che dovrebbero aprire i battenti nel 2016 e includere, in omaggio a un quartiere che è stato storicamente “popolare” fino a pochi anni fa, 200 appartamenti a fitto bloccato.
Kevin Brown, di Queens, ha espresso il rammarico dei residenti: «E’ una bella attrazione per turisti. Qui viene gente da tutto il mondo a fare foto perché cose così non si vedono dappertutto».
Ma come sempre a New York, «chi vince è il denaro» e la «gentrification», con i poveri sostituiti dai ricchi, che avanza: Queens, per New York, sta prendendo il posto dell’ormai inavvicinabile Brooklyn per giovani coppie emergenti che cercano una sistemazione.
Sono anni in realtà che 5Pointz è “condannato” ma nessuno ci credeva davvero, neanche quando il complesso su Jackson Avenue dirimpetto al centro per l’arte contemporanea PS 1 e’ stato imbiancato con la protezione della polizia.
Era stata una ultima, ennesima sconfitta simbolica per il movimento che, aiutato da ultimo dal “re dei writer” Banksy, aveva cercato in extremis di ottenere la grazia: «5Pointz e’ andato. Dipinto di
bianco durante la notte e noi per poco non venivamo arrestati», avevano annunciato via Twitter i leader del collettivo che gestiva il grande “museo all’aperto” postando le foto dei lavori in corso.
Oggi le ruspe. 5Pointz era la più grande esposizione al mondo di graffiti art e un punto di congregazione globale per gli artisti di strada. Le campane a morto erano suonate in ottobre quando il Consiglio Comunale di New York aveva dato luce verde al progetto immobiliare che avrebbe raso al suolo l’avamposto autogestito per costruirci due grattacieli con appartamenti di lusso.
Due torri di decine di piani collegate al quinto da un giardino pensile. Piscina, una palestra di mille metri quadrati, una party room per le feste, una galleria d’arte e un parcheggio per 200 posti auto. Insomma, arriveranno i ricchi agli antipodi dello spirito ribelle che aveva trasformato un isolato di magazzini abbandonati nel “paradiso” dei graffitari. E a New York non è la prima volta, e non sarà l’ultima.