Immigrati in Gran Bretagna: l’economista che si ispira a Marx dà ragione al governo conservatore

Il vicepremier britannico Nick Clegg interviene nel dibattito sull’immigrazione in Gran Bretagna annunciando che chiederà limitazioni all’immigrazione dall’Ue, in particolare per quanto riguarda i nuovi Paesi che aderiranno in futuro. Clegg critica la ”scappatoia” legale che ha permesso a 60 mila romeni e bulgari di lavorare nel Regno registrandosi come liberi professionisti. La proposta del vicepremier è quindi quella di estendere il limite secondo cui i cittadini di nuovi Stati membri devono attendere sette anni prima di conquistare il diritto di trasferirsi e lavorare in Gran Bretagna.

Fa discutere inoltre lo studio di un economista di Cambridge, Robert Rowthorn, tra l’altro seguace di Marx, secondo il quale l’immigrazione incontrollata (225mila arrivi l’anno) porterà alla lunga a un tale aumento della popolazione che rischia di disintegrare l’attuale sistema di welfare con un generale abbassamento della qualità della vita.

“Una crescita incontrollata della popolazione avrebbe un impatto negativo sugli standard di vita, a causa degli effetti ambientali come il sovraffollamento, la congestione e la perdita di servizi e comfort”, scrive il professore nel suo report.

Rimane sempre infiammata la discussione sull’immigrazione dalla Ue che il governo conservatore guidato da Cameron intende limitare giovandosi anche delle osservazioni di economisti come Rowthorn, la cui previsione si estende nell’arco di mezzo secolo: l’aumento indiscriminato della popolazione, se porterà in prospettiva ad un aumento del Pil, finirà con il far scarseggiare gli alloggi, le risorse idriche, i posti letto negli ospedali e nelle scuole.