Il 15 agosto si prega per i cristiani perseguitati. Dopo Siria e Iraq, la minaccia jihadista arriva in Libano

Dopo quanto denunciato da Papa Francesco, e cioè che “ci sono più cristiani perseguitati oggi che nei primi secoli”, la Conferenza episcopale italiana ha promosso per il 15 agosto, nella solennità dell’Assunzione, una Giornata di preghiera per i cristiani vittime di persecuzione. Tutte le comunità ecclesiali – riferisce una nota della presidenza Cei – sono invitate ad “unirsi in preghiera quale segno concreto di partecipazione con quanti sono provati dalla dura repressione”. “Un autentico Calvario – prosegue la nota – accomuna i battezzati in Paesi come Iraq e Nigeria, dove sono marchiati per la loro fede e fatti oggetto di attacchi continui da parte di gruppi terroristici; scacciati dalle loro case ed esposti a minacce, vessazioni e violenze, conoscono l’umiliazione gratuita dell’emarginazione e dell’esilio fino all’uccisione. Le loro chiese sono profanate: antiche reliquie, statue della Madonna e dei Santi vengono distrutte da un integralismo che, in definitiva, nulla ha di autenticamente religioso”. In questi Paesi, affermano i vescovi italiani, “la presenza cristiana – la sua storia più che millenaria, la varietà delle sue tradizioni e la ricchezza della sua cultura – è in pericolo: rischia l’estinzione dagli stessi luoghi in cui è nata, a partire dalla Terra Santa”. Significativo il titolo del comunicato: “Noi non possiamo tacere”, in particolare di fronte ad una “nostra Europa, distratta e indifferente, cieca e muta davanti alle persecuzioni di cui oggi sono vittime centinaia di migliaia di cristiani”.

E cifre significative su quanto sta accadendo negli scenari di crisi che coinvolgono le comunità cristiane sono riportate oggi dal quotidiano della Cei Avvenire: sono due milioni gli iracheni in fuga minacciati dai guerriglieri jihadisti, sono 30mila i miliziani dell’Isis in azione tra Siria e Iraq, sono infine 300mila i cristiani rimasti in Iraq (erano 1.400.000 nel 1980). E dopo la Siria e l’Iraq il pericolo jihadista si affaccia alle porte del Libano dove per tre giorni di seguito l’esercito di Beirut è stato impegnato in combattimenti nel nord-est del Paese, intorno alla cittadina di Arsal, contro molte centinaia di miliziani fondamentalisti sunniti penetrati dal vicino confine con la Siria. Nei combattimenti, che oggi sono arrivati al quarto giorno, 14 soldati sono morti, 86 sono rimasti feriti e 22 risultano dispersi. Disordini si sono verificati a Tripoli, nel nord del Libano, ed è rimasta uccisa una bambina di 12 anni colpita alla testa da un proiettile.