Decreto Alfano sulla violenza negli stadi: va bene rendere più duro il Daspo ma attenzione all’arresto differito

Che i tempi potessero divenire sempre più duri per le tifoserie turbolente e per quanti vivono il calcio allo stadio come pretesto per fare violenza, era abbastanza scontato. Tuttavia le anticipazioni sulla nuova disciplina del Daspo evidenziano una vera e propria impennata nell’inasprimento di pene e divieti. Ai «daspati» recidivi potrà infatti applicarsi la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, estendendo nei loro confronti addirittura una disciplina oggi riservata agli indiziati di appartenere ad organizzazioni di tipo mafioso o terroristico. Inoltre l’arresto differito potrà essere eseguito anche nei casi in cui si inneggi all’odio razziale: ovvio che l’intento sia quello di impedire che altro sangue scorra, che accadimenti come quelli verificatisi prima della finale di Coppa Italia non abbiano a ripetersi. Ma non v’è dubbio che quelle approntate siano le più controverse tra tutte le misure previste dal decreto legge contro la violenza negli stadi, messo a punto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano e adesso al vaglio del Consiglio dei Ministri. Misure che inoltre prevedono una interdizione minima per i recidivi portata a 5 anni, con la massima che schizza a otto. Infine è passibile di Daspo anche chi è denunciato o condannato per delitto contro l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica. Insomma, si tratta di un vero giro di vite per scalmanati e tifoserie più esagitate, prima dell’avvio del campionato. Con delle punte di invasività, per quanto attiene al delicatissimo tema della libertà personale e d’opinione, che sarà bene valutare attentamente prima di renderle operative. Perché, ad esempio, ad una prima lettura appare per lo meno controversa l’idea di arresto differito per episodi di incitamento all’odio razziale allo stadio. Fatto grave, l’odio razziale, che però, ove non specificato adeguatamente, potrebbe provocare decisioni abnormi e/o liberticide. Non potrà di certo essere lo sfottò tra nord e sud né il campanilismo seppur spinto e nemmeno lo sberleffo ad innescare l’eventuale intervento sanzionatorio dell’autorità. La violenza si combatte con l’intelligenza, non con l’ottusità della norma.