Riforme, strada in salita. La commissione accantona gli emendamenti sull’indennità dei futuri senatori

Strada in salita per il disegno di legge del governo sulle riforme. Tra i punti più controversi quello sull’indennità dei senatori della futura Camera Alta. La commissione Affari costituzionali del Senato, che ha ripreso il voto sugli emendamenti, ha accantonato tutti quelli che ripristinano l’indennità perché non è stato ancora deciso se i futuri senatori saranno eletti dai Consigli regionali o direttamente dai cittadini, nel qual caso percepirebbero l’indennità. Governo e relatori hanno dato parere negativo a tutti gli emendamenti. «Ciò che si rivela più importante nel meccanismo relativo alle immunità è il ruolo di chi deve giudicare. Oggi sono le stesse Camere, cioè organi che valutano spesso in base a criteri politici perché non hanno la necessaria terzietà. Occorre, allora, devolvere questa competenza ad un organo terzo, come la Corte Costituzionale», spiega Rino Pisicchio. «Il dibattito sull’immunità per i futuri senatori/amministratori locali è la dimostrazione plastica di come l’elezione di secondo grado del nuovo Senato sia un problema», ha dichiarato il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, «così è un’immunità di serie B, un altro mostro giuridico: non si può sostenere che, poiché non c’è elezione diretta del Senato e le sue competenze sono ridotte, diventa giustificato il depotenziamento qualitativo delle previsioni costituzionali. Le riforme – ha concluso – per essere credibili, devono lasciare il Parlamento indenne dall’ingerenza della giustizia». Come se non bastasse, i partiti sono già spaccati trasversalmente sul nodo dell’immunità che una larga maggioranza con dentro Forza Italia e Lega vuole reintrodurre mentre il disegno di legge di Palazzo Chigi la elimina. Una matassa molto complicata che rischia di mandare in tilt il programma rendiamo; il ministro Maria Elena Boschi, come da copione, continua a “pensare positivo” e, alla luce del dibatitto parlamentare, ha dato parere favorevole all’immunità.