Riforme sempre in bilico: il governo ha fretta, le opposizioni no. Cresce il malessere nel Pd

Riforme sì, riforme no. Alla vigilia della sentenza di Berlusconi sul caso Ruby il cammino del restyling costituzionale si complica, con il governo che vuole passare subito all’incasso e le opposizioni che vogliono vederci chiaro, senza fretta. Terrà ancora il patto del Nazareno tra il Cavaliere e Matteo Renzi? Nelle prossime ore si concluderà nell’aula del Senato la discussione generale sul ddl del governo con la replica finale dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, e del ministro Maria Elena Boschi. Se il “grande abbraccio” tra il premier rottamatore e l’ex presidente del Consiglio verrà confermato dovrà passare comunque sotto le forche caudine delle opposizioni e dei dissidenti del Pd, che hanno già scartato il martoriato schema di riforma del Senato e della legge elettorale. Su questo terreno le maggiori divisioni riguardano il tema delle preferenze. «Credo che il patto sulle riforme regga ma allo stesso tempo penso che Berlusconi non ceda sulle preferenze. Noi del Nuovo Centrodestra, invece, porteremo avanti questa battaglia fino in fondo per dare la parola ai cittadini», ha spiegato ad Agorà  Nunzia De Girolamo del Nuovo Centrodestra. Anche Renata Polverini, oggi berlusconiana doc, si mostra ottimista: «A prescindere dall’esito della sentenza che mi auguro possa essere ragionevole, non ci sarà una retromarcia rispetto al Patto del Nazareno perché Berlusconi ha sempre affermato che le sue vicende giudiziarie non avrebbero interrotto la volontà di concorrere insieme al Pd nel riformare questo Paese. Ma ci dovremmo comunque interrogare con quali modalità continuare il percorso».
In vista dell’imminente incontro tra Democratici e grillini è proprio nel Nazareno che si consumano le fratture più gravi, tra i più polemici con il governo e con l’establishment c’è Walter Tocci che spara ad alzo zero: «Con il combinato disposto delle riforme e dell’Italicum si arriverà a un presidenzialismo selvaggio senza contrappesi. Tocci in un intervento applauditissimo dai senatori contrari alle riforme ha proseguito: «Un partito minoritario, che raccoglie meno del 20 per cento degli aventi diritto al voto può vincere il premio di maggioranza e utilizzarlo per conquistare le massime cariche dello Stato, come la Corte costituzionale e la Presidenza della Repubblica. I relatori hanno riconosciuto che il problema esiste, ma non hanno saputo, o voluto, risolverlo». Vito Petrocelli, capogruppo grillino a Palazzo Madama, non molla la presa: «Sappiamo che in queste ore il governo e la maggioranza stanno pensando alla possibilità di contingentare i tempi per l’esame in Aula della riforma costituzionale. Che tradotto significa: tagliare i tempi che da Regolamento sono garantiti per l’esame del testo. È uno strappo inaccettabile, non giustificato da nessuna urgenza visto che il disegno di legge costituzionale non ha scadenza»