Napoli, è morto il ragazzino colpito dai calcinacci della Galleria Umberto. La Procura indaga sulle responsabilità

È morto Salvatore Giordano, il ragazzino di 14 anni colpito dai calcinacci caduti dalla Galleria Umberto I, a Napoli. La notizia è stata confermata dalla direzione sanitaria dell’Ospedale Loreto Mare, dove Salvatore era ricoverato dallo scorso sabato, quando si era verificato l’incidente.

Il ragazzo, residente a Marano, era in giro con degli amici quando è stato colpito dai calcinacci. E, a quanto ricostruito proprio grazie al racconto dei compagni, è morto per salvarli: si era accorto del pericolo, li ha spinti via, ma non ha fatto in tempo a evitare le pietre. Le sue condizioni erano apparse da subito gravissime: aveva riportato un trauma cranico e lo schiacciamento dei polmoni ed era stato posto in coma farmacologico. Nei giorni scorsi la Procura di Napoli aveva aperto un fascicolo per verificare le responsabilità e la competenza della manutenzione del cornicione crollato. Le ipotesi di reato erano omissioni e lesioni, ma ora la morte del ragazzo cambia anche questo quadro. Il primo punto su cui devo fare chiarezza gli inquirenti è se la competenza del pezzo di cornicione crollato, quello all’altezza dell’ingresso di via Toledo, fosse dei privati, che nell’edificio hanno uffici, oppure del pubblico, del Comune o della Sovrintendenza. Poi c’è da capire le cause del distacco dei calcinacci, questione di cui nei prossimi giorni potrebbero essere incaricati dei periti. Infine, va capito se l’incidente e la tragedia che ne è seguita si potessero evitare. Secondo una prima ricostruzione, infatti, negli ultimi mesi c’erano state numerose segnalazioni di crolli del cornicione su quel lato della Galleria Umberto. Per questo, la Procura ha chiesto ai carabinieri di acquisire presso le redazioni giornalistiche fotografie e filmati relativi non solo al giorno del crollo dei calcinacci, ma anche ai giorni precedenti. Le prime testimonianze raccolte dalla stampa, comunque, non sembrano lasciare dubbi sul fatto che un ruolo centrale l’abbia avuto l’incuria.