Csm, il caso degli sms di Ferri: dopo tre giorni l’Anm si sveglia e finge di scandalizzarsi…

Ci sono voluti tre giorni prima che l’Associazione Nazionale Magistrati si svegliasse. E solo oggi, con colpevole ritardo, reagisce alla vicenda dell’sms che l’ex-magistrato Cosimo Ferri, passato poi alla poltrona di sottosegretario alla Giustizia sotto le bandiere dei transfughi Ncd, ha inviato, alla vigilia delle elezioni dei togati del Csm sponsorizzando due colleghi.
Una disinvoltura, quella di Ferri che, se da un lato ha giustamente provocato un terremoto, dall’altro ha messo in evidenza il vero problema. Che non è l’sms – sia pure fortemente inopportuno dell’ex-magistrato – ma il correntismo sfrenato che governa le toghe.
Oggi, appunto, dopo giorni di silenzio e quando oramai le urne per le elezioni dei togati Csm stanno per chiudersi – novemila giudici e pm sono stati chiamati alle urne per scegliere, tra i 24 candidati, i loro rappresentanti al Consiglio superiore della magistraturai, cioè 16 nuovi consiglieri togati( 2 giudici della Cassazione, 10 di merito e 4 pubblici ministeri – l’Associazione Nazionale Magistrati, cioè il sindacato ipersindacalizzato dei magistrati reagisce bollando come «un’evidente e grave interferenza» la vicenda dell’sms inviato dal sottosegretario alla Giustizia.
Indubbiamente la presa di posizione del sindacato delle toghe è affidata a una lunga nota. E, quindi, questo può aver richiesto del tempo per elaborarla e buttarla giù. Ammettiamo poi che per mettere d’accordo tutti i galli che erano a cantare nel pollaio ci sarà voluto del tempo. Fatto sta che, ad urne quasi chiuse, il sindacato si ricorda di reagire. Senza cogliere, ovviamente, il vero problema che ha messo a nudo l’sms di Ferri, cioè l’esasperato correntismo che connota la casta dei magistrati.
«L’Anm, all’avvenuta chiusura dei seggi per l’elezione dei componenti togati del Csm, ritiene di dover intervenire – recita il documento – in merito alla notizia, pubblicata da più quotidiani, circa il diretto coinvolgimento nella campagna elettorale del sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, il quale, per sua stessa ammissione, avrebbe sostenuto alcuni dei candidati, inviando a più elettori sms con precisa indicazione di voto».
«Il sostegno esplicito di un membro del Governo volto a favorire l’elezione di alcuni dei componenti dell’organo di governo autonomo della magistratura non solo – sottolinea l’Anm – costituisce un’evidente e grave interferenza nel delicato equilibrio tra i poteri, ma fa emergere ancora una volta la problematicità dei rapporti tra politica e magistratura e la necessità di porre dei limiti per assicurare una netta distinzione di ruoli e funzioni».
La nota dei sindacati della magistratura fa quasi sorridere per la sua ingenuità laddove sottolinea, con scarso senso del ridicolo, «la problematicità dei rapporti tra politica e magistratura e la necessità di porre dei limiti per assicurare una netta distinzione di ruoli e funzioni». Anche perché di magistrati che sono passati con sfacciata disinvoltura dalla magistratura alla politica e, poi, dalla politica alla magistratura ce ne sono un’infinità. E, d’altra parte, ce ne sono altrettanti che fanno politica dietro la toga senza però affrontare il voto popolare. E ce ne sono ancora altri che fanno politica giudiziaria, ferocemente divisi per correnti contrapposte, protesi come sono, con vere e proprie campagne elettorali per assicurarsi quel posto o quella seggiola al Csm. Insomma Ferri è solo uno dei tanti. Solo che il suo sms sponsorizzato l’ha inviato in maniera un po’ troppo sfacciata.
«Appare evidente – si agitano i sindacalisti delle toghe – che, nel caso di specie, il fatto che il sottosegretario alla Giustizia sia un magistrato che al momento della nomina ricopriva la carica di membro del Comitato direttivo centrale dell’Anm, nonché di segretario nazionale di una delle componenti della magistratura associata, sia circostanza non trascurabile che ripropone il dibattito, sempre aperto, relativo alla partecipazione dei magistrati alla vita politica, dovendosi evitare ogni possibile confusione di ruoli e valutare i casi in cui la stessa sia compatibile, anche solo sul piano dell’opportunità, con la necessaria tutela dell’immagine di autonomia ed indipendenza del magistrato correlata all’esercizio della sua funzione, pur nel rispetto delle prerogative costituzionali garantite a tutti i cittadini». Insomma, le solite cose all’italiana.