C’è un appalto senza gara affidato dall’ex ministro Bianco dietro lo “scandalo” dei braccialetti elettronici esauriti

C’è una storia di un appalto senza gara affidato a Telecom dall’ex-ministro dell’Interno, Enzo Bianco (governi D’Alema e Amato) dietro l’ultimo scandalo che costringe il cittadino italiano, già terribilmente tartassato dal fisco e massacrato dalle spese quotidiane, a pagare un mucchio di soldi ogni anno, quasi 5 milioni di euro, all’ex-monopolista delle Telecomunicazioni per far funzionare 90 braccialetti elettronici applicati ad altrettanti detenuti.

E, come se non bastasse, ora che Telecom si è messa di traverso, è tutto fermo. Con l’incredibile situazione che non si possono utilizzare queste cavigliere elettroniche fino a quando non si potrà fare una gara decente, visto che il precedente appalto a Telecom, fatto in affidamento diretto con una semplice convenzione e, appunto, senza gara, è finito sotto la lente dei magistrati del Consiglio di Stato e anche sotto osservazione degli colleghi della Corte Europea di Giustizia, alla quale Telecom si è appellata.
Al momento, infatti, l’utilizzo del braccialetto elettronico – una semplicissima cavigliera che si applica al detenuto e che monitora, in tempo reale, attraverso il sistema Gps e un sistema di trasmissione dati in Gsm, in buona sostanza null’altro che un cellulare, gli spostamenti del recluso – è sospeso in attesa, appunto, che si pronunci la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a cui Telecom si è rivolta perché si è vista sospendere la convenzione in quanto non c’è stata una regolare gara. Nelle more della decisione, non si può fare, ovviamente, alcuna gara. E tutto resta così com’è, bloccato. Una vergognosa vicenda tutta italiana che inizia quando sull’onda emotiva – immaginate un po’ – di una riduzione dei costi per la collettività per mantenere in carceri detenuti, si è iniziato ad immaginare l’utilizzo di un aggeggio molto americano e tecnologico, il cosiddetto braccialetto elettronico. Un oggettivo che, oggi, con la tecnologia che ha invaso praticamente il quotidiano di ognuno di noi, potrebbe costare qualcosa come cento euro. E, infatti, il sistema Sistri, funziona con lo stesso identico concetto del braccialetto elettronico. E i “sensori” del Sistri costano, all’origine, circa 170 euro. Il braccialetto elettronico costa, invece, alla collettività, quasi sessantamila euro l’anno per ogni detenuto.
Praticamente un alloggio a cinque stelle lusso sarebbe costato di meno.
Fatto sta che nel 2001, quando si inizia a parlare di braccialetto elettronico, quindi 13 anni fa, Telecom si fa avanti e si propone di offrire il sistema – che, come abbiamo detto, funziona con lo stesso concetto di un cellulare, è tracciabile, georeferenziabile e può inviare autonomamente a un server remoto i dati di localizzazione e gli allarmi nel momento in cui si supera il perimetro di una determinata area – ipotizzando non solo i braccialetti elettronici – ma dati in gestione, si badi bene, non venduti allo Stato – ma anche tutta la infrastruttura che, poi, altro non è che una sala controllo dove si alternano alcune persone (difficile immaginarne più di una ventina per un turno di otto ore, quindi 60 persone al massimo).
Enzo Bianco che è ministro dell’Interno anziché fare una gara, affida in convenzione diretta la faccenda a Telecom. Siccome si parla di duemila braccialetti a regime – questo è l’auspicio – il costo del tutto per duemila detenuti sarebbe di 9 milioni di euro. Ma per ora sono stati utilizzati solo 90 braccialetti, con un costo, appunto, di circa 5 milioni di euro. Perché in sé i braccialetti costerebbero”poco” (si fa per dire), solo 2 milioni e 400.000 euro. All’anno, naturalmente. Perché Telecom, ovviamente, non intende assolutamente venderli ma solo noleggiarli. Lo Stato li affitta versando nella casse di Telecom 2 milioni e 400.000 euro ogni anno. Poi c’è il costo della cosiddetta Centrale, dove si trova il personale che controlla il sistema. Poi c’è l’infrastruttura. E’ un attimo, insomma, arrivare a 9 milioni di euro l’anno.
La cosa, naturalmente, è talmente smaccata nella sua abnormità che qualcuno si è fatto saltare la mosca al naso. E ha deciso di troncare la Convenzione illegittima con Telecom prima che qualche magistrato – ma finora non se ne è visto uno – decidesse di buttare un’occhio su questa assurdità. Telecom, ovviamente, non è rimasta con le mani in mano. L’ex-monopolista zha fatto ricorso al Tar. Che le ha dato torto. Allora si è rivolta al Consiglio di Stato e, poi, anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. I magistrati del Consiglio di Stato hanno così, subordinato la decorrenza dell’efficacia dell’annullamento del precedente contratto di gestione alla decisione dell’organismo. E, nell’attesa di una decisione, è tutto fermo. Chi ride è Telecom, che ha incassato, finora, milioni di euro dei cittadini ignari di contribuire, ognuno per la sua parte, a gonfiare le casse dell’ex-monopolista.