Meloni: una strada per Almirante è un atto doveroso, fu un politico lungimirante che ha ancora molto da insegnare

Non è un derby tra Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante. Sarebbe davvero patetico anche se le opposte tifoserie si stanno organizzando. Per il segretario storico del Pci degli anni d’oro il sindaco di Roma ha predisposto l’intitolazione di una piazza della Capitale.
E fin qui nulla da eccepire, anzi, verrebbe da dire che fra tanti scivoloni del primo cittadino tra SalvaRoma, tagli agli stipendi degli impiegati capitolini e svariate gaffe, questa è un’iniziativa meritevole. Per Almirante, il cui centenario della nascita cade il prossimo 27 giugno, invece non c’è traccia di eventi istituzionali firmati Marino. Se non ne fosse informato, c’è una mozione presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio per «rendere omaggio a un uomo politico che non ha mai smesso di chiedere la pacificazione nazionale e al quale sono state intitolate targhe e monumenti in molte città italiane». Abbiamo chiesto a Giorgia Meloni che ne pensa, non solo della distrazione del sindaco della Capitale ma anche del politico e dell’uomo Almirante.

Che cosa rappresenta per un’ex ministro della Gioventù che non ha ancora compiuto quarant’anni lo storico leader missino che tra quindici giorni avrebbe compiuto un secolo?

Giorgio Almirante è stato un grande italiano, uomo schietto che voleva cambiare l’impostazione culturale delle istituzioni che amava profondamente. Se oggi si può parlare di pacificazione, chiudere una pagina della storia nazionale e aprirne una nuova, lo si deve anche al suo contributo politico e morale. Gli piaceva dire “noi possiamo guardarti negli occhi” e l’Italia, soprattutto in questo momento ha un disperato bisogno di una classe politica che possa dire al popolo: “Possiamo guardarti negli occhi”.

Fratelli d’Italia si sta muovendo molto per le celebrazioni…

Il partito che ho l’onore di guidare ha voluto nel proprio atto costitutivo una norma sull’incandidabilità dei condannati di primo grado: la classe politica deve sapere stare un passo avanti alla a società che vuole rappresentare. Si può essere d’accordo o meno sulle scelte di Almirante ma nessuno può insinuare il minimo dubbio sulla sua onestà morale e intellettuale, accusarlo di incoerenza o negare la dignità di un partito e di una comunità politica, il Movimento Sociale Italiano, che sotto la sua guida ha saputo rivolgere lo sguardo al futuro.

In pochi sanno, soprattutto tra gli “avversari”, che da leader di un partito escluso dal sistema ha firmato progetti a dir poco lungimiranti… 

È stato tra gli esponenti emblematici della storia della destra italiana e sulla necessità di disegnare un nuovo modello di Stato ha avuto il torto di aver ragione prima degli altri. Pensiamo ad esempio al presidenzialismo, una sua battaglia storica sulla quale nel 1979 presentò una proposta di legge. Una visione a lungo termine al servizio dell’Italia, certo non legata alle contingenze politiche e alle convenienze elettorali. Ha dimostrato lungimiranza e capacità di rappresentare i valori della tradizione e declinarli in chiave moderna. Per non dire della grandissima fiducia che riponeva nei giovani.

Quindi nessun derby Almirante-Berlinguer…

Assolutamente no. Almirante sfugge a qualunque generalizzazione e non può essere inserito in questa o quella categoria. La sua vicenda politica e umana  è straordinariamente ricca di una passione cha non ha mai ceduto il passo a sconforti, anche nei momenti più difficili in una delle epoche più dure che l’Italia abbia mai vissuto. Decise di non abbandonare quanti avevano condiviso con lui quel cammino, riconoscendo al nemico di prima e all’avversario del successivo confronto politico, la rappresentanza di un’ampia parte di quel popolo italiano che egli comunque amava. Dedicargli un luogo a Roma, città nel quale è vissuto e dove ha condotto mille battaglie significherebbe compiere un passo importante nel percorso di una memoria nazionale condivisa e scrivere nella Capitale una pagina di bella politica.