India, una spirale di violenza senza fine: ancora due donne abusate, uccise e impiccate

Una catena dell’orrore senza fine quella che avviluppa nella sua morsa giovani indiane: a distanza di appena due settimane dal duplice stupro e omicidio delle due cuginette di 14 e 15 anni, un’altra donna è stata brutalmente aggredita a morte, ed i suoi familiari sostengono che sia stata stuprata da un branco prima di essere uccisa. Così, quando gli echi dell’orrore degli ultimi casi ancora risuonano nell’aria nello stesso Stato indiano dove due settimane fa, nel distretto di Badaun, sono state violentate e uccise le due piccole congiunte, le cronache registrano un nuovo episodio di brutale sopraffazione culminata nella morte e nello sfregio dell’impiccagione: come le due giovanissime cugine appese ad un mango quindici giorni fa, infatti, anche la vittima di oggi – una donna indiana di 44 anni – è stata trovata impiccata con un sari (il tradizionale abito indiano) ad un albero di guava nello Stato dell’Uttar Pradesh. Stessa tragica sorte riservata inoltre a un’altra adolescente indiana, vittima sedicenne del medesimo drammatico rituale: l’aggressione. L’abuso. E poi  l’impiccagione ad un albero alla periferia di un villaggio del distretto di Moradabad, nello Stato di Uttar Pradesh, che si conferma ormai senza ombra di dubbio come la «capitale indiana della violenza contro le donne».

Non sono ancora note le circostanze della morte della giovane, e soprattutto non è ancora stato confermato se la ragazza sia stata vittima di violenza sessuale. Quel che al momento emerge dalle indagini, è che si stanno seguendo tutte le piste, inclusa l’ipotesi di inimicizie con la famiglia. Esattamente come nel caso dell’omicidio della donna quarantaquattrenne si pensa a una ritorsione contro la vittima che giorni fa aveva denunciato l’esistenza nella zona di una mafia dei liquori prodotti illegalmente. Cambia poco comunque: anche perché trovare una motivazione a stupro e uccisione di donne indifese è inaccettabile e ingiustificabile. Ma nel gigante asiatico, nelle stesse ore in cui i media locali denunciano il ritrovamento senza vita delle due povere vittime trovate appese a un albero, accade pure che una donna di trentacinque anni denunci lo stupro subìto in commissariato da parte di un ispettore di polizia: un’aggressione avvenuta con la connivenza di tre suoi subordinati che non avrebbero fatto nulla per impedirlo. Con buona pace dei firmatari della Convenzione di Istanbul, il documento internazionale redatto per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, siglata nel capoluogo turco già nel maggio del 2011…