Dal padre di Yara una lezione per tutti: è l’unico a pensare ai Bossetti finiti nel tritacarne mediatico

Ci sono anche vittime “collaterali” nell’atroce vicenda di Yara. Sono i Bossetti, i familiari del presunto carnefice della povera ragazzina di Brembate. Parliamo del padre, Giovanni, che ha scoperto di non essere il padre. Parliamo della madre, Ester Arzuffi, di cui tutta Italia conosce ora un inconfessabile (e ancora negato)  “peccato” di gioventù: la relazione adulterina da cui sarebbero nati due figli. Parliamo anche della sorella dell’imputato, che apprende, a più di 40 anni, di non essere la figlia dell’uomo che ha sempre chiamato papà. E poi ci sono i figli del presunto assassino e la moglie. Alla vergogna di avere un familiare accusato di un delitto tanto tremendo e raccapricciante (comune, purtroppo, a tutte le famiglie in condizioni simili), si aggiunge la scoperta, traumatica, di un segreto che sconvolgerebbe chiunque, perdipiù una “vergogna” di famiglia (cone si diceva una volta), spiattellata su tutti i giornali e divenuta, da giorni, un tormentone estivo per l’intero Paese. Certo, si tratta comunque di una  sofferenza imparagonabile con il dolore dei familiari di Yara. Ma parliamo pur sempre di persone innocenti finite nel tritacarne mediatico.  Nessuno ha rivolto un pensiero a questa gente. Nessuno, ha speso parole di pietà. Nessuno, eccetto due persone: per incredibile che possa sembrare, queste due persone sono proprio i genitori di Yara. Ecco quello che dice Fulvio Gambirasio: « In questi giorni dobbiamo pensare solo a pregare per la famiglia Bossetti, perchè stanno soffrendo più di noi». «La nostra Yara ora è in paradiso», ha continuato il padre della tredicenne, aggiungendo che è tempo di pensare ai genitori e parenti di Massimo Giuseppe che «ora sono stati travolti dall’ inchiesta». Sono parole che difficilmente verranno riportate nei titoli de giornali: l’umanità, si sa, non fa mai notizia. Però rimane il fatto che quel padre, pur devastato dal dolore, ha trovato uno spazio nel suo cuore anche per il padre, la madre, la sorella, la moglie e i figli dell’individuo accusato di averle ucciso la figlia. È una lezione per tutti. E innanzitutto per la stampa.