Clima ancora teso in Forza Italia, Fitto rinuncia alla “conquista” di Milano

Raffaele Fitto toglie il disturbo, ma solo momentaneamente. La sua trasferta a Milano, già fissata per il prossimo 27 giugno, è stata annullata causa concomitante manifestazione organizzata dai forzisti del luogo decisissimi a sbarrare il passo al recordman di preferenze venuto dal Sud. “Non intendo, in questo difficile momento, dare occasione per rappresentare il nostro partito diviso e rissoso”, ha spiegato l’ex-ministro sul suo blog. Per aggiungere subito dopo che non per questo rinuncerà a lavorare “per un partito che sappia farsi forte dei suoi uomini e delle sue donne migliori”. Lo stesso era accaduto a Napoli un paio di settimane fa ed anche in quell’occasione l’europarlamentare aveva fatto buon viso a cattivo gioco acconciandosi a spostare a lunedì 23 – la location è l’arenile di Bagnoli – l’incontro con i suoi sostenitori.

Fitto, dunque, fa sfoggio di senso di responsabilità ma non fino al punto da ammainare la bandiera delle primarie interne, considerate dall’entourage di Palazzo Grazioli alla stregua di un attentato alla leadership berlusconiana. Da qui l’ostilità, dapprima molto contenuta ma poi sempre più esplicita come dimostrano le vicende di Napoli e Milano ed un accenno di contestazione nel corso del tour di ringraziamento agli elettori calabresi.

Se e  come questa fronda si dispiegherà è tutto da vedere. Di certo il cantiere delle riforme – divenuto nel frattempo molto affollato per l’arrivo dei cottimisti di Grillo e dei leghisti di Salvini – potrebbe indurre in tentazione lo stesso Fitto, sempre che questi voglia davvero giocarsi una partita da leader nazionale. Due sono i campi in cui l’ex-ministro potrebbe tentare qualche incursione: la legge elettorale e la modifica del Titolo V. Sulla prima ed in assoluta coerenza con la sua battaglia per le primarie, Fitto potrebbe intestarsi una modifica dell’Italicum aprendo alle preferenze mentre sulla seconda potrebbe sventolare il ripristino del riferimento al Mezzogiorno nella Costituzione – da dove fu cancellato dalla sinistra nel 2001 – rilegittimandolo quale obiettivo di una rinnovata missione nazionale.

Del resto, Fitto non può esaurire il senso dei propri distinguo interni scommettendo esclusivamente sul tema delle primarie che – detto fuori dai denti – è materia esclusiva del ceto politico e neanche tutto. L’ex-ministro ha bisogno come l’aria di dotarsi di messaggi e di contenuti in grado di mobilitare e di giustificare le motivazioni profonde della sua battaglia. In politica non basta metterci la faccia. Ci vogliono soprattutto le idee.