Primarie del centrodestra: Fitto le vuole, il Ncd pure, Meloni dice sì purché ci siano comuni posizioni sull’Europa

Nel centrodestra c’è chi si inorgoglisce del risultato ottenuto (FdI e Lega) e chi è in cerca di strategie per il futuro (Forza Italia e Ncd) ma di sicuro la parola d’ordine da cui si intende ricominciare è imperativa: ricompattare lo schieramento per fronteggiare il 40% tributato dagli elettori a Renzi. È stato Raffaele Fitto a lanciare sul tavolo della discussione una proposta operativa: le primarie. E lo ha ribadito ai microfoni di Radio Capital: “Il leader resta Berlusconi ma è lui stesso a dover aprire la nuova fase, un percorso che dia prospettive e i ruoli futuri non possono non avere una legittimazione popolare. Le primarie danno chiarezza”. Se anche Marina dovesse scendere in campo, dunque, il passaggio della legittimazione popolare non può essere scavalcato: “Marina è una persona con delle grandi qualità ma chiunque di noi voglia guardare a questo appuntamento deve passare dal criterio della legittimazione popolare. Vale per tutti”. Sarà Berlusconi a decidere, gli fa eco Mara Carfagna, mentre Giorgia Meloni firma un editoriale sul Tempo nel quale pone alcuni distinguo: “Propongono le primarie ora, benissimo. Ma quali partiti parteciperebbero? quelli che governano con la sinistra o che sostengono la Merkel? Questo è il punto centrale da affrontare prima ancora di discutere di primarie”. Per rimettersi insieme, osserva ancora Meloni, bisogna smettere “di fare finte riforme con Renzi”.

Intervistato dal messaggero Schifani a nome dell’Ncd non chiude la porta a future intese ma invoca pari dignità e dice che è difficile allearsi con chi ha preso la posizione di uscita dall’euro. In ogni caso, secondo Schifani, “è indispensabile riunire i moderati con nuove regole e una nuova leadership, scelta con le primarie”. Quanto a Matteo Salvini aveva chiarito la sua posizione sulle primarie intervenendo due giorni fa ad Agorà: la Lega Nord è disposta a partecipare a primarie del centrodestra a livello nazionale ma solo di fronte a un ”percorso comune” con gli alleati che per il momento ”non c’è”.