Il deputato di Sel difende i nudisti ma non vuole in piazza a Brescia l’atleta nudo che rappresentava “L’era fascista”

Un articolo sulla Stampa attira il lettore curioso. Titolo: “Sel punta sui nudisti per sviluppare il turismo”. La notizia è questa: i deputati di Sel, primo firmatario Luigi Lacquaniti, bresciano, vogliono promuovere il nudismo perché si tratta, affermano, di stile di vita vicino alla natura che induce a un insieme di pratiche di vita all’aria aperta che non vanno demonizzate. Stop alle punizioni dunque per atti contrari alla pubblica decenza per coloro che, esibendosi in costume adamitico, propagandano una “forma di salute fisica e mentale” e in più possono essere considerati motore dell’economia turistica del bel paese. 

Il punto è che l’onorevole Lacquaniti ha speso molte energie per impedire che nella rinnovata piazza Vittoria di Brescia venisse ricollocata la statua “L’era fascista” di Arturo Dazzi, popolarmente conosciuta come “Il Bigio”. Secondo l’onorevole trattavasi di oltraggio ai valori resistenziali e dunque ha interpellato il ministro della Cultura Dario Franceschini (che gli ha dato ragione) per impedire l’oltraggio. E dire che Il Bigio, scultura gigantesca danneggiata alla fine della guerra, rappresentava un aitante giovane nudo, con un braccio in vita e l’altro proteso verso il basso. Era collocato davanti a un caffè che venne ribattezzato caffè “de le ciape” in omaggio alle natiche nude del Bigio che scrutava fieramente l’orizzonte incurante del bigottismo borghese. I preti (erano gli anni Trenta…) intimavano a signore e bambini di non passare davanti al muscoloso atleta discinto che, dopo il 1945,  finì a riposare in un magazzino risultando incompatibile con la Repubblica antifascista. A ben guardare però la sua fiera nudità si sposerebbe benissimo con la visione naturista di chi vuole prendere il sole come mamma lo ha fatto. Perché i nudisti sì e il Bigio svestito no? Non sono tutti e due figli della visione naturista che sta così a cuore all’onorevole Lacquaniti?