Tav, sì del Senato alla Torino-Lione. Grillini contro leghisti al grido di “Fascisti,fascisti!”

Seduta incandescente oggi al Senato, ma le riforme stavolta non c’entrano. A surriscaldare il clima fino alla sospensione dei lavori e alla rissa sfiorata è stato il voto della ratifica dell’accordo tra Francia e Italia per la realizzazione dell’alta velocità tra Torino-Lione (che è stata approvata con con 173 sì, 50 no e quattro astenuti). Un’occasione troppo ghiotta per la delegazione Cinquestelle cresciuta a pane e No Tav che ha criticato con il consueto folklore l’intesa parlando di «spesa inutile», di rischio di infiltrazioni mafiose e di «progetto bocciato dagli stessi francesi». E come sempre la sinistra non ha resistito alla tentazione di insultare gli avversari apostrofandoli come pericolosi fascisti, un evergreen della storia repubblicana. A un cenno tutti i parlamentari grillini si sono messi sulle spalle un fazzoletto bianco con la scritta rossa “No Tav'” e hanno intonato slogan di protesta («un’azione di protesta gandhiana», secondo il comunicato del movimento). Ma è stato quando hanno hanno agitato soldi falsi verso i parlamentari delle altre forze politiche che è scoppiato il putiferio con la solita coda di insulti. La protesta a suon di banconote false ha fatto infuriare soprattutto i leghisti, che hanno cominciato a urlare contro i grillini mentre dai banchi del Pd si levava l’originale grido “fascisti, fascisti!” all’indirizzo dei Cinquestelle. Un’offesa inaccettabile per la grillina Barbara Lezzi che ha risposto urlando «I fascisti siete voi e chiedo alla presidenza che si impediscano questi insulti, soprattutto nei nostri confronti». Così la reazione della Lega non si è fatta attendere e un Sergio Divina rosso in volto con il dito puntato verso il capogruppo grillino, lo scapigliato Maurizio Santangeli, ha ripetuto per almeno 10 volte con tutto il fiato che aveva: “Fascisti! Fascisti!”. Incredula la presidente di turno del Senato, Linda Lanzillotta, ha sospeso la seduta che è ripresa dopo una decina di minuti. Ma la bagarre in aula è continuata anche a lavori fermi tanto che il senatore di Forza Italia Lucio Malan e il collega del Pd Daniele Borioli sono stati costretti a consegnare alla presidenza il testo scritto dell’intervento senza riuscire a illustrarlo. Non appena la presidente di turno ha proclamato  l’approvazione della ratifica è scoppiato di nuovo il caos: dai banchi dei Cinquestelle è ripartito il coro “Fuori la mafia dallo Stato, fuori la mafia dallo Stato” mentre il senatore democrat Stefano Esposito provocava i grillini facendo “ciao ciao” con entrambe le mani. Solo l’intervento dei commessi ha impedito la rissa tra il grillino Alberto Airola e il forzista  Franco Cardiello intervenuto per difendere il collega di partito Giacomo Caliendo, che era andato sotto i banchi dei grillini a protestare.