Si può essere contro i matrimoni gay senza essere omofobi. Ora lo dice anche Severgnini

Ha messo le mani avanti, Beppe Severgnini, parlando dei matrimoni gay: «Vedrete, anche questa risposta mi guadagnerà insulti». Lo spunto per affrontare la questione sull’ultimo numero di Sette del Corriere della Sera glielo ha dato la lettera inviata alla sua rubrica, Italians. Partendo dal caso di Brendan Eich, l’ad di Mozilla, costretto alle dimissioni perché contrario alle nozze omosessuali, un lettore

ha espresso la sua inquietudine sul fatto che «ha diritto di esprimersi solo chi fa parte del pensiero dominante». «Chi la pensa diversamente, a casa!», ha aggiunto, spiegando di non voler discutere se sia giusto o meno legalizzare questo tipo di unioni, ma di essere «spaventato» per la violenta forma di censura che accompagna l’argomento. Severgnini si è detto d’accordo e ha lasciato emergere una preoccupazione simile a quella del suo lettore sia con quel pronostico sugli insulti sia con una giustificazione finale: «Ma dovevo darla (la risposta, ndr): i giornali sono i luoghi dove ragionare sul mondo che cambia. Se no, che ci stiamo a fare?». Il giornalista, chiaramente favorevole ai matrimoni gay, ha parlato di «buone intenzioni che diventano aggressive» e che «rifiutano di considerare le difficoltà altrui». «Non è giusto – ha aggiunto – che ogni dubbio venga zittito, e ogni critico sia attaccato come omofobo, razzista o peggio». «Chi esprimere dubbi in materia rischia il linciaggio digitale; se si tratta di un’azienda, un marchio o un artista, il boicottaggio», ha proseguito Severgnini, portando il caso di Guido Barilla. Ma se i guai in cui si è infilato l’imprenditore sono di quelli che hanno fatto più scalpore, di casi di attacchi simili e meno noti se ne contano a decine. Fra gli ultimi, quello di un assessore del Comune di Milano che, sul suo profilo facebook, è arrivato a suggerire «un bravo psicologo» a quanti lo avevano criticato per l’idea di vietare nelle scuole i disegni di mamma e papà, bollati come discriminatori nei confronti delle famiglie omosessuali. Un altro caso recentissmo che si può portare ad esempio è quello delle polemiche contro gli studenti di un liceo modenese che si sono opposti a una “lezione” di Vladimir Luxuria senza contraddittorio. Ciò che accade a Milano però è particolarmente significativo, perché rappresenta una sistematica introduzione dell’ideologia gender nelle scuole. Oltre alla messa al bando dei disegni, ci sono già stati i moduli con “genitore 1” e “genitore 2” e il recentissimo libretto prodotto dall’ufficio della consigliera di parità della Provincia «per diffondere la cultura di genere» fra «bambini e adolescenti». Qualcuno cerca di ribellarsi, ma o resta inascoltato (come la signora che sul modulo ha scritto mamma al posto di “genitore 1”, dando vita a un fenomeno virale) o finisce insultato (come i critici dell’assessore Pierfrancesco Majorino). «Arriveremo al matrimonio tra persone dello stesso sesso? Credo di sì, perché la determinazione di chi lo vuole è superiore all’energia di chi non lo vuole», ha scritto Severgnini, sostenendo più avanti che «la foga eccessiva rischia di diventare controproducente». In realtà, proprio la «foga» o meglio – come aveva scritto in un altro passaggio – l’aggressività risulta, ad oggi, lo strumento di cui il fronte pro-matrimoni gay si giova con maggiore efficacia, utilizzandolo sapientemente per annientare le posizioni opposte. Come dimostra bene la lezione di Milano e come lo stesso Severgnini sembra riconoscere quando scrive che «il linciaggio» mediatico «fa sì che i personaggi pubblici stiano alla larga dalla questione».