Renzi cerca di riciclarsi come illusionista ma non gli riesce bene

Da quel che abbiamo capito, Matteo Renzi si appresta a dare con una mano e a togliere con l’altra. 80 euro in busta paga a chi ha uno stipendio di 1500 euro al mese o di ottomila euro all’anno, è ben poca cosa, ma è pur sempre qualcosa. Lui dice che le coperture le troverà nei tagli degli stipendi del manager di Stato e dalla spesa pubblica generale. Intanto si prepara ad aumentare le aliquote sui risparmi, naturalmente anche su quelli dei meno abbienti che cercano (se possono) di mettere qualcosa da parte. Lo chiamiamo questo inghippo tassazione aggiuntiva? Chiamiamolo così. Chi sta male continuerà a stare male e chi cerca di tirare alla peno peggio la carretta sarà ulteriormente aggravato. Se poi si considera che  tutti dovranno pagare gli aumenti delle addizionali Irpef regionali e comunali, ecco che il “miracolo” renziano è bello che svanito.

Dalle statistiche risulta che la tassazione diminuirà di qualche decimale. Una buona notizia. Peccato che nelle tasche degli italiani entreranno meno soldi, poiché la finanza creativa di Renzi fa apparire lo Stato centrale come generoso, mentre le amministrazioni locali aggressive verso il patrimonio. E per forza: se i trasferimenti diminuiscono, si dice, fateveli dare dai vostri concittadini i denari che vi servono per amministrare e per metter in piazza estati musicali, sagre, inutili premi e cotillons vari. Insomma sindaci e presidenti di Regioni suppliscono alla voracità dello Stato centrale come possono, con l’aiuto del governo naturalmente.

Non è un caso se dal Fondo Monetario Internazionale si manifestano le maggiori preoccupazioni sulla tenuta economica e finanziaria dell’Italia. La circostanza è curiosamente stata silenziata nella conferenza stampa di Renzi. Eppure c’è di che essere allarmati se si dice che la nostra situazione preoccupa più di quella greca. Basta dare del resto uno sguardo alle previsioni di crescita per rendersi conto che ci stanno prendendo in giro. La Grecia supererà l’Italia ampiamente il prossimo anno, mentre noi vedremo la disoccupazione scendere di qualche punto soltanto a partire dal 2017: una prospettiva tutt’altro che incoraggiante.

L’ex-Rottamatore si è trasformato in un Tranquilizzatore. Una mutazione che non immaginavano. Ed in questa nuova veste oltre a promettere ciò che non può mantenere, a meno di escamotage contabili già imputati ai ministri dell’Economia del passato, finge di dimenticarsi di ciò che ha detto. Per esempio sulle riforme istituzionali. Vi sembra normale che un premier assuma l’impegno di portare all’approvazione la legge elettorale – da tutti ritenuta la priorità delle priorità – e poi se ne dimentichi, spostando tutta l’attenzione sulla riforma del Senato che andrà per lunghe e può perfino fornir gli il pretesto per accelerare la fine della legislatura?

A noi non ci sembra serio. Come gli 80 euro che usciranno da una porta per rientrare dall’altra. Renzicome Houdini, insomma. Ma il suo gioco è però scoperto,  dunque, non riuscito.