Rimborsi elettorali: alla provincia di Bolzano è giallo sulle spese al sexy shop

11 Mar 2014 18:21 - di Redazione

Gadget erotici a spese del consiglio provinciale di Bolzano: è quanto scoperto dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta della procura sulle rendicontazioni dei gruppi consiliari. Tra le spese presentate dal partito separatista di lingua tedesca, Freiheitlichen risulterebbe – come scrive il Corriere dell’Alto Adige – uno scontrino di 64,92 euro per l’acquisto di un vibratore e altri due oggetti ad uso erotico. Lo scontrino, emesso da un noto sexyshop di Bolzano il 16 maggio 2012, non compare negli atti della Procura di Bolzano in merito all’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari. Ad affermarlo, il sostituto procuratore Giancarlo Bramante, titolare dell’inchiesta, attualmente in attesa di ricevere l’informativa dalla Guardia di Finanza. L’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari della Provincia di Bolzano, che potrebbe causare un altro terremoto politico dopo quello delle “pensioni d’oro”, è partita a inizio anno. Il 24 gennaio la Guardia di finanza si era infatti presentata in consiglio provinciale e aveva proceduto al sequestro dei bilanci dei gruppi. Intanto, è giallo sulle prese di posizioni dei Freiheitlichen, partito altoatesino di lingua tedesca. In un primo momento la consigliera Ulli Mair – raggiunta telefonicamente dal portale news altoatesino Goinfo – aveva parlato di un «regalo», poche ore dopo è invece seguita la smentita del partito. «Abbiamo comprato quel materiale per fare uno scherzo di compleanno ad un collega» racconta Goinfo la consigliera provinciale. «Lui – ha aggiunto, sempre secondo il sito – è una persona avvezza alla burla, è un mattacchione. E così, abbiamo pensato di fargli un regalo di compleanno, decisamente un po’ spinto, tutto qua». Mair poi non è stata più raggiungibile per i giornalisti. «Dobbiamo verificare, se fosse così non sarebbe corretto», ha detto invece all’Ansa il capogruppo Pius Leitner. Poche ore dopo il partito ha comunicato che «le notizie non corrispondono ai fatti», riservandosi di adire le vie legali.

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