Pagine di storia/Sessant’anni fa la bomba H realizzata dagli Usa polverizzava l’atollo di Bikini

L’atollo di Bikini, appartenente alle Isole Marshall, protettorato americano fino al 1986 e poi indipendente, sono famose più che altro per gli esperimenti nucleari degli Stati Uniti dal 1946 al 1958, in tutto 67. Gli americani, all’indomani della fine della guerra, dove avevano sperimentato con successo la bomba atomica sulla popolazione civile di Hiroshima e Nagasaki, incrementarono la corsa agli armamenti nucleari (l’Unione Sovietica la otterrà solo nel 1949). Per gli esperimenti, scelsero il disabitato e sperduto atollo di Bikini (da cui il nome del costume da bagno), nell’Oceano Pacifico, che era al di fuori di tutte le rotte marittime e aeree e distante da ogni luogo. Il posto più vicino, a migliaia di chilometri di distanza, è Papua Nuova Guinea. Ma il 1° marzo del 1954 gli Stati Uniti fecero esplodere su bikini la bomba più potente mai costruita, la famosa bomba H, ossia bomba all’idrogeno, nell’ambito di un test chiamato “test Bravo”. Era mattina, e a un certo punto tutta la parte settentrionale dell’atollo veniva polverizzata da un’immane esplosione. Intanto i 167 abitanti dell’atollo furono deportati su isole disabitate e molti vi morirono di stenti e di fame. La bomba h, poi, era stata cinque volte più potente di quanto ci si aspettasse, e per giunta il vento portò le polveri radioattive su tutto l’atollo, contaminando migliaia di persone, evacuate solo in seguito. Gli abitanti del vicino atollo di Rongelap furono in gran parte contaminati dalle radiazioni. Ma questo fu solo il culmine degli esperimenti nucleari nella zona. Tutto era iniziato nel 1946, con l’avvio dell’Operazione Crossroads, che si prefiggeva lo scopo di verificare i danni nucleari su una flotta militare. Oggi abbiamo gli strumenti per giudicare folle una simile sperimentazione, ma allora soltanto gli scienziati del Progetto Manhattan (quello che portò alla realizzazione della prima bomba atomica) si opposero a Crossroads, sostenendo che simili esperimenti oltre che inutili sarebbero stati nocivi per l’ambiente. E così fu. Gli stessi scienziati, tra l’altro, e questo è un fatto poco noto, si opposero anche al lancio di bombe atomiche sulle città giapponesi, proponendo un test pubblico della bomba. Ma non furono ascoltati né la prima né la seconda volta. Prima dell’esperimento, fu quindi portata una flotta di 95 navi Usa obsolete con in più navi tedesche e giapponesi confiscate, sui cui ponti furono messi animali vivi come maiali, capre, ratti e persino insetti. Le prime due bombe sganciate erano identiche a quella sganciata su Nagasaki, e si chiamavano Able e Baker. Able era stata decorata con disegno di Rita Hayworth nel film Gilda, del 1946. Able nella sua esplosione affondò cinque navi e ne danneggiò 14. Solo danno moderati invece per l’ammitìraglia della flotta imperiale giapponese Nagato, che resisté all’urto. La Nagato era il quartier generale della Marina imperiale da cui partì l’attacco a Pearl Harbor, e per questo era stata posta al centro dell’obiettivo. La Baker invece fu appesa sotto una nave americana a 25 metri di profondità. Quando esplose affondò dieci navi, danneggiò la Prinz Eugen, che tuttavia resisté a galla, mentre della nave sotto cui era posta Baker non fu mai più trovata alcune parte. Si ipotizzò che fosse stata vaporizzata dalla sfera di calore. Ci fu un tentativo, tra il 1974 e il 1978, per ripopolar el’atollo, ma fallì a causa della radioattività, non solo del terreno e dell’atmosfera, ma anche dei pesco che erano cancerogeni. Oggi Bikini è ancora disabitata.