Obama e Putin un’ora al telefono, ma resta lo stallo. Mosca: «Sosteniamo la libera scelta della Crimea»

Una telefonata di un’ora, nella notte, non ha smosso i rapporti tra Barack Obama e Vladimir Putin. Così, sulla crisi in Ucraina, Usa e Russia restano sulle proprie posizioni: Washington rivendica la possibilità di «una soluzione diplomatica», che si concretizzerebbe in un passo indietro di Mosca accompagnato dagli «osservatori internazionali»; Mosca ribadisce di non avere ruolo in quello che accade e che le relazioni russo-americane, importanti «per assicurare la stabilità e la sicurezza nel mondo», non dovrebbero essere «sacrificate per problemi internazionali isolati, anche se estremamente importanti». Dunque, nulla cambia rispetto ai giorni scorsi. E non c’è mossa della comunità internazionale alla quale il Cremlino non replichi con durezza o con una plateale noncuranza. «I nostri partner occidentali hanno riconosciuto legittimi coloro che oggi si chiamano dirigenti dell’Ucraina nonostante il fatto che questa gente sia arrivata al potere sostenuta da personaggi che hanno fatto un golpe o una rivolta con l’uso della forza», ha detto in un’intervista tv il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, definendo «un trionfo dell’illegalità, del cinismo, del collasso del diritto internazionale e dei doppi standard quanto sta capitando in Ucraina e attorno all’Ucraina». «Quello che succede nell’est dell’Ucraina e in Crimea non ha nulla a che fare con la Federazione Russa. Sono processi non artificiali né tanto meno processi frutto di qualche azione della Russia», ha proseguito Peskov, aggiungendo che «anzi, la Russia è un Paese al quale si chiede aiuto e, come ha detto giustamente Putin, la Russia è un Paese che in alcun modo può lasciare senza attenzione questi processi, la cui genesi però sta dentro l’Ucraina». C’è una perfetta sintonia tra la linea del Cremlino e quella del Parlamento russo: sia la Duma sia il Senato hanno espresso formalmente il proprio appoggio al referendum del 16 marzo con cui la Crimea voterà sull’annessione alla Russia, che è stato dichiarato illegittimo dall’Ucraina, dalla Ue e dagli Stati Uniti. «Noi sosteniamo la scelta libera e democratica del popolo della Crimea e del popolo di Sebastopoli», ha detto Serghiei Narishkin, presidente della Duma, mentre la sua omologa alla Camera alta, Valentina Matvienko, ha ricordato l’iniziativa simile della Scozia. Intanto, mentre Kiev chiede un mandato di cattura internazionale per l’ex presidente Ianukovich e la stampa russa dice che è ricoverato in gravi condizioni per un infarto, da diversi Paesi arriva l’annuncio di boicottaggio delle Paralimpiadi di Sochi: Usa, Gran Bretagna, Norvegia e Finlandia non ci saranno affatto, la Francia invierà solo gli atleti. Ci saranno anche i paralimpionici ucraini, anche se hanno annunciato di essere pronti a tornare in patria «se succede quello che noi tutti temiamo». Non sembra però che la notizia possa smuovere Mosca, che ha liquidato senza troppe storie anche le minacce di sanzioni progressive arrivate dal vertice dei leader europei. Secondo l’ambasciatore russo a Bruxelles, Vladimir Cizhov, di fatto non cambierebbero nulla nei rapporti di Mosca con l’Ue. Il congelamento dei visti? «Sfortunatamente, e sottolineo il mio rammarico, è stato congelato dalla Ue diverso tempo fa, quindi – ha detto Cizhov – praticamente non cambia nulla». Il congelamento dei negoziati per un nuovo accordo di base? Per l’ambasciatore, «la palla è nel campo della Ue, dopo che Bruxelles ha eluso la proposta russa di usare l’ultimo summit per dare impeto politico e accelerare i negoziati». «Vedremo quanto dura questo congelamento», ha commentato il diplomatico russo, che sulla terza possibile sanzione, la sospensione dei lavori preparatori del G8 di Sochi, ha detto che «sono convinto che la Russia potrà sopravvivere».