Legge elettorale: un pasticcio sgradevole e indigesto che moltiplica i problemi

Il pasticcio del Nazareno rischia di diventare indigesto. O addirittura immangiabile. Che fosse già poco commestibile si era intuito dal primo impasto, ma nulla lasciava presagire che l’ultimo tocco lo avrebbe reso di difficile gradimento anche a palati non particolarmente esigenti. E’ andata così. Se i cuochi non sono d’accordo su tutti gli ingredienti da adoperare è inevitabile che alla fine lo sformato non accontenti nessuno. E per quanto abbia le fattezze di una legge elettorale sulla quale, come sarebbe opportuno, dovrebbe convergere il più vasto consenso, non è detto alla prova dei fatti che la portata sia oggettivamente buona.

La prova è data dal dissenso esploso e momentaneamente ricomposto tra Renzi, Alfano e Berlusconi. Ognuno con le proprie legittime ragioni da difendere. Il compromesso che ha messo d’accordo i litiganti (ma non proprio inossidabile) sta in un emendamento a dir poco carnevalesco che farà penare le forze politiche per tutta la Quaresima che comincia oggi. Dice l’emendamento, semplice semplice, che la nuova legge elettorale, vale a dire l’Italicum, si applica soltanto per l’elezione dei deputati, mentre i senatori rimangono a secco tanto devono essere decapitati. E se la decapitazione (o meglio la cancellazione del Senato)  non avvenisse in tempo e le elezioni anticipate diventassero ineluttabili? Poco male: si voterebbe per la Camera con un sistema e per il Senato con un altro (il Costituzionellum) in modo da avere la matematica certezza di due maggioranze difformi. Dunque, l’ingovernabilità. Dunque, l’ineluttabilità delle larghe intese.

Ci si chiede se questo gioco valga la candela. Per quel che può valere, dal nostro punto di vista certamente no. Le leggi non si fanno inseguendo ipotesi che potrebbero non realizzarsi. Soprattutto la legge elettorale dovrebbe avere tempi certi di approvazione e modalità inattaccabili per non esporsi a rischi di illegittimità del Parlamento che in base ad essa si andrà ad eleggere.

Questo lo sanno bene Renzi, Berlusconi ed Alfano. Così come sanno che le ragioni di bottega spesso sono prevalenti rispetto a quelle del buon senso e del bene comune. Perciò “rompere” non conviene a nessuno. A meno che il precario equilibrio non evapori prima del previsto e allora nessuno può dire che cosa accadrà.

Ci limitiamo a sottolineare che il “nuovismo” di Renzi sa tanto d’antica politica, quella che aveva promesso di rottamare. Non credevamo che indulgesse all’inciucio come tanti suoi predecessori relegati nello sgabuzzino della partitocrazia. La legge elettorale è il suo prima banco di prova: chi può dire di essere entusiasta per come l’ha affrontata?