All’arrembaggio dell’Ikea, in fila per due ore: manìa collettiva o crisi?

Se lo stato di salute economica del Paese dovesse essere valutato dalla folla che si assiepa fuori dei cancelli dell’Ikea a ogni nuova apertura cittadina del megastore, dovremmo dedurne che siamo irreversibilmente messi male. Fortunatamente così non è. Il successo imprenditoriale dell’industria svedese non è inversamente proporzionale alla cronicizzazione della recessione che sta duramente provando gli acquirenti nazionali, semmai è un antidoto al veleno delle ristrettezze in cui il Paese annaspa ormai da troppo. Il fatto è che entrare in quella dimensione commerciale del “fai da te” e – grazie a una sapiente politica del prezzi – tornare a sentirsi insignito di un potere d’acquisito ormai dimenticato, è una sensazione talmente gratificante da far dimenticare la fatica di code e attese, da indurre a soprassedere su qualità e originalità. Tutti motivi per cui il megastore svedese negli anni è riuscito a imporsi come tempio sacro e indiscusso della convenienza, sul cui altare sacrificare   pretese estetiche ed esclusività in nome di un’omologazione del gusto seriale, pratica e componibile.

È per questo che a ogni nuova apertura di sede, orde umane si assembrano ai piedi dell’imponente edificio svedese, simulacro della corrispondenza tra qualità e prezzo, e specchio dello stato sociale del Bel Paese, una volta terra di poeti, santi, navigatori e, da qualche tempo, anche di fedeli proseliti del rito dello shopping all’Ikea.

Non fa eccezione, allora, l’inaugurazione pisana di questa mattina del secondo punto vendita della Toscana dopo quello di Sesto Fiorentino – ma più grande del precedente con i suoi 33.600 metri quadrati tra superficie di vendita e magazzini – bagnata con la vodka e solennizzata con aringhe e salmone a colazione: il tutto, neanche a dirlo, accompagnato dalle note di Mama mia degli Abba, imperante colonna sonora dell’evento.

I primi clienti hanno varcato la soglia alle 9.30 subito dopo il tradizionale taglio del tronco, ma hanno atteso almeno due ore in fila prima di accedere allo store. Un lungo serpentone di persone che ha fatto esultare Valerio Di Bussolo, responsabile risorse umane di Ikea che ha commentato: «Può essere un segnale di ripresa dei consumi: neppure a Catania nel 2011, per il nostro esordio sul mercato siciliano e a Pescara, l’anno dopo, c’era così tanta gente». Un successo confermato dal fatto che all’ora di pranzo erano già oltre duemila i posti auto occupati nei parcheggi intorno allo store, e suffragato dalla notizia che la navetta gratuita, messa a disposizione dalla multinazionale per fare la spola con il centro città, ha viaggiato costantemente a pieno carico. Un trionfo annunciato, insomma, come tutti quelli che hanno preceduto questo esordio pisano del marchio svedese, ma non necessariamente sintomatico del malessere economico: la corsa all’Ikea, semmai, è sempre più il segno del contagio  pandemico legato ai consumi di massa…