Sos genitori: a 9 anni “denuncia” la mamma ai carabinieri. Per uno schiaffo

Genitori sotto schiaffo. Insegnanti finiti all’indice. Servizi sociali in overbooking. Autorevolezza messa alla berlina da quel codice deontologico imposto dall’eredità sessantottina, di cui ancora stiamo pagando i conti. Così, figli sempre più ingestibili diventano – anche stando all’ultimo episodio di cronaca – rigorosamente intoccabili. Tanto che in un comune della Valmarecchia accade che un ragazzino, punito con un ceffone dalla madre che lo ha scoperto marinare la scuola, reagisca chiamando i carabinieri e denunciando un presunto maltrattamento. Una vicenda che, allo stupore, ha aggiunto l’imbarazzo: non accade tutti i giorni (per fortuna) che alla centrale operativa della Compagnia dei carabinieri arrivi la telefonata di un ragazzino di nove anni che, con voce affranta, denunci gli schiaffi della mamma. Immediato l’intervento di una pattuglia dei carabinieri che però, una volta appurato come in realtà il bimbo – anche nella speranza di evitarsi una sonora ramanzina – volesse solo distrarre l’attenzione dal gesto da lui compiuto, sterzando bruscamente sulle presunte colpe della mamma, richiamata all’ordine per aver sanzionato il riprovevole comportamento del figlio piccolo.

I carabinieri, infatti, dopo aver interrogato la mamma, hanno ricostruito l’accaduto: e cioè che il piccolo, adducendo giustificazioni poco plausibili, da due giorni non frequentava le lezioni. La madre, decisa a interrompere il trend che il bambino sembrava aver imbracciato con eccessiva disinvoltura, gli aveva dato un ceffone. I militari, dopo aver accertato che in concreto non era accaduto nulla di grave, hanno tranquillizzato la madre, mentre il ragazzino è stato invitato a frequentare in maniera regolare la scuola. Della vicenda, però, sono stati informati i servizi sociali della zona. Per la gioia dei fautori dell’interventismo psico-pegadogico: quelli con il numero verde alla mano, il codice della tutela dei minori – a qualunque costo – dall’altra, sempre e comunque sostenitori delle autorità succedanee, pronte a scendere immediatamente in campo e a sostituirsi a genitori ormai sempre più impossibilitati ad esercitare la patria potestà. O meglio: sempre più terrorizzati dal provare a farlo. Complice una interminabile campagna denigratoria messa in atto dai media – dalla tv alla Rete – in nome di un libertarismo d’accatto che destituisce di valore il ruolo genitoriale e disorienta per primi proprio i figli.