Il papà è “un camerata con onore”. E il grillino, processato dalla Bignardi, s’imbarazza…

Di Battista show: il deputato Cinquestelle si lascia intervistare dalla giornalista “barbarica” Daria Bignardi, in un duello dialettico a colpi di fioretto che non risparmia però quella che avrebbe voluto essere la stoccata finale. Dunque sono lontani i tempi in cui grillini rinnegavano i talk show, pena l’epurazione immediata dai ranghi movimentisti: nella nuova era mediatica, la tv sembra piacergli, e alla tv sembra piacciano loro, o almeno quelli che garantiscono ascolti. Soprattutto rappresentanti presentabili come Di Battista, al suo prima faccia a faccia televisivo: viso pulito da bravo ragazzo, ingessato in un impeccabile completo grigio corredato da cravatta, modi composti ma frasi ad effetto, e con un passato da catechista, arricchito da impegni di lavoro in Guatemala e Congo. Un curriculum di tutto rispetto, sulla carta, se non fosse – gli fa notare l’intervistatrice  lievemente irritata da quell’irreprensibilità ostentata dal suo ospite fino a quel momento – per quel papà fascista… E le telecamere immortalano l’imbarazzo del deputato stellato.

Eh già, ci risiamo: ancora una volta la banalità del finto politically correct è una tentazione troppo forte per poter resistere: e visto che i metodi di contestazione grillini con tanto di atteggiamento provocatorio e rissaiolo sfoggiato dai deputati cinque stelle tra i banchi in Aula, è stato bocciato come «fascista», collegamento più “pertinente” la sempre caustica Bignardi non poteva trovarlo. L’albero genealogico è “rovinato” da quel papà Vittorio, che qualche tempo fa, incautamente, in un’intervista ha dichiarato di amare la camicia nera e di non rinnegare il periodo fascista che lo ha visto attivo sodale: finalmente la Bignardi ha trovato lo scheletro nell’armadio da tirar fuori… Quelle dichiarazioni rilasciate a Radio 24 che l’intervistatrice ripertica ad hoc su La 7 per provare a mettere in difficoltà il suo impeccabile ospite, mettono un po’ di pepe alla serata televisiva.

Eh già, perché se il collega di movimento Massimo De Rosa, solo qualche giorno fa, si è difeso dalle accuse di fascisteria per gli insulti a sfondo sessuale scagliati durante i lavori in commissione Giustizia della Camera contro le parlamentari democrat (tanto che il capogruppo del Pd in commissione, Walter Verini, ha dichiarato «sono state offese le donne del Partito democratico con espressioni triviali, c’è mancato solo l’olio di ricino»), qui Di Battista viene colpito per le convinzioni ideologiche dell’augusto genitore. E se De Rosa ha scelto di replicare alle recriminazioni postando su Fb un semplicistico «Io fascista non me lo faccio dire… Lo squadrismo è quello di chi insulta in modo ridicolo l’unica, vera opposizione», Di Battista jr in tv ha scelto di “difendersi” dall’osservazione barbarica (implicitamente data per offensiva come la moda “social” e parlamentare impone negli ultimi tempi), semplicemente dicendo che lui in passato, diversamente dal padre, ha votato Pd. Come se  un pregresso democratico – e non parliamo di parentele partigiane – fosse un lasciapassare di dignità e, al contrario, trascorsi di destra un passaporto da strappare o falsificare. Al rigore della sconfessione filiale, preferiamo la più nobile e appassionata rivendicazione di Di Battista padre, che ai microfoni de La Zanzara, alla domanda «perché da iperfascista quale lei si è dichiarato, che mai ha rinnegato il suo passato, è andato a sentire Fini a Mirabello?», rispondeva fiero: «Perché volevo sentire se dopo 15 anni Fini si era accorto delle c… che ha fatto». Concludendo l’intervista, rispondendo alla domanda «posso chiamarla camerata, non si offende?»: un semplice «senz’altro: mi fa onore». Quando si dice la coerenza.