Minacciato il filosofo Fusaro che doveva parlare di Marx a CasaPound: “Clima intollerabile, rinuncio al dibattito”

Da quelli di CasaPound non ci va più. Diego Fusaro, aspirante filosofo marxista invitato il 21 febbraio dai ragazzi di Gianluca Iannone per discutere della rivalutazione possibile dell’autore di Das Kapital, ha deciso di rinunciare al dibattito cui aveva inizialmente di voler partecipare (assieme ad Adriano Scianca, responsabile Cultura di CasaPound). Troppi insulti, troppe minacce, addirittura un giornale comunista online (contropiano.org) che ha suggerito di prendere a bastonate il troppo dialogante Fusaro. In pratica un clima talmente pesante e così denso di violenza verbale che l’incontro è diventato “impraticabile”, pur se Fusaro continua a difendere le ragioni del dialogo con la destra, anche quella estrema. Il caso finisce stamattina sul Corriere che presenta così il giovane intellettuale minacciato dai suoi “compagni”: “Nato a Torino nel 1983, ricercatore in Storia della filosofia, è tra i giovani pensatori italiani più in vista; oltre a libri accademici, ha scritto bestseller come Bentornato Marx! ed è ospite fisso di trasmisisoni televisive”.

Sulla sua bacheca Facebook, bersagliata nei giorni scorsi dai paladini dell’antifascismo militante, per i quali lo sdoganamento dei fascisti del Terzo millennio avrebbe rappresentato un’eresia insopportabile, Fusaro sintetizza così la vicenda ed esprime tutto il suo rammarico per l’occasione perduta: «La buona fede mi faceva sperare in un dialogo serio e pacifico, tra posizioni diverse ma animate dalla volontà di confrontarsi. Questo era lo spirito con cui avevo aderito all’iniziativa. Ma evidentemente non è la situazione opportuna per dialogare con chi la pensa diversamente. Speravo e spero sempre nel dialogo, perché rifiutarsi di dialogare significa perdere in partenza: le idee si sconfiggono con le idee. Non sono mai stato fascista, né mai lo sarò. Socrate mi ha, però, insegnato a dialogare con tutti. Vi immaginate Socrate che, in un ipotetico dialogo di Platone, così si rivolge al suo interlocutore: “con te non dialogo, sei fascista!”’? Con questo, non intendo certo sostenere di essere il “nuovo Socrate”, come taluni hanno malignamente sostenuto. Semplicemente, preferisco ispirarmi a lui e non a coloro i quali, per il semplice fatto che ho accettato di dialogare con “Casa Pound”, hanno proposto di risolvere il “caso Fusaro” con qualche “bastonata” (sic!), magari andando a Roma a insegnargli con mano cosa è vivo di Marx (sic!). Faccio per inciso notare ciò che in verità è già ampiamente noto: il dialogo con la destra è aperto da tempo. È merito di Massimo Cacciari averlo aperto, parecchi anni or sono. Dialogare con la destra, vuoi anche con quella più radicale, non significa certo “contagiarsi”: significa, al contrario, riportare il confronto dal piano delle bastonate di piazza a quello delle idee, dove socraticamente le idee giuste trionfano e confutano quelle false. Questo voleva essere il senso del mio intervento a “Casa Pound”: evidentemente, altri preferiscono che il confronto resti sul piano delle bastonate di piazza. E chi non accetta questa logica barbara è, per ciò stesso, etichettato come fascista in pectore, come pericoloso nemico del popolo che si presta al dialogo con il mostro… Le idee di Marx e del comunismo come comunità di liberi e uguali sono quelle a cui non ho mai smesso di richiamarmi: le ritengo giuste e a tal punto fondate da non dover temere alcun confronto. Le mie idee restano stabilmente – lo ripeto ancora una volta – quelle legate al progetto marxiano di emancipazione del genere umano e di realizzazione di una comunità composta da individui liberi, uguali e fratelli. Ho accettato l’invito di “Casa Pound” per difendere le idee di emancipazione sociale, le stesse per cui Marx ha combattuto per tutta la vita. Misurarsi dialogicamente con chi la pensa in modo diverso, vuoi anche opposto, non vuol dire fare sodalizio o abbandonare la propria posizione. Sono e resterò sempre per il dialogo. Se si nega il dialogo, si torna al campo della violenza e delle bastonate. Io, personalmente, preferisco rimanere nel campo del dialogo. Ciascuno faccia la sua scelta».