L’assalto di Grillo all’Ariston: prima un comizio fuori, poi l’ingresso in platea con biglietto. Lo spettacolo è già cominciato

Tanto evocato, lo spettro di Beppe Grillo si è materializzato a Sanremo intorno alle 19 di questa sera. Un arrivo in carne, ossa e ugola in fiamme, a giudicare dalle recriminazioni urlate che il comico genovese movimentista ha lanciato dal red carpet conquistato dopo qualche minuto dal suo arrivo nell’epicentro festivaliero. Un’apparizione paventata, addirittura profetizzata dall’arrivo nella città ligure, nel pomeriggio, di un sosia disponibile ai flash di giornalisti e paparazzi, e contestualmente annunciata sul web tramite una comunicazione postata su Facebook: «Oggi sarò a Sanremo. Prima fuori e poi dentro. Passaparola» ha anticipato in Rete il leader cinque stelle, non dimenticando di twittare a stretto giro che «mi hanno minacciato che se entro e provo a parlare mi denunciano». Così, per un po’, ha arringato la folla a cielo aperto, improvvisando il suo solito comizio “contro”. Contro il Festival. Contro la Rai. Contro i politici. Contro i giornalisti. Contro e basta: come sempre.

«Dobbiamo riprenderci la Rai: il servizio pubblico senza partiti e senza pubblicità dentro, dobbiamo cambiare l’azienda», ha tuonato nell’incipit del suo comizio sanremese estemporaneo allestito davanti al Teatro Ariston, dimenticando, nelle more, che la presidenza della commissione di Vigilanza Rai, che forse qualche voce in capitolo l’avrebbe sul Festival, l’ha proprio il Movimento da lui fondato.

Spari nel mucchio e tanto fumo negli occhi, insomma, ad opera di Beppe Grillo, nel cui mirino polemico non poteva certo mancare anche il dg della tv pubblica: «Gubitosi – ha detto il comico genovese – ha portato le perdite dall’azienda da 200 a 400 milioni. E ora dove andrà? – ha aggiunto sardonico – All’Eni, all’Enel, magari con 4.5 milioni di buonuscita? È questa la Rai che volete? E poi il Tg1, il Tg2 e il Tg3 gestiti dai partiti… basta!». Un copione arci-noto, insomma, recitato a soggetto ormai da anni da una piazza all’altra del Paese, in cerca di proseliti del rito rivoluzionario grillino, predicato in strada con tanto ardore, e decisamente poco praticato in Aula dai suoi.

E a proposito di Aula, dalle invettive contro viale Mazzini si è passati all’assalto polemico di Palazzo Chigi: centrato il mirino e messo a fuoco l’obiettivo, il fondatore del Movimento penta stellato ha sparato a zero in particolare contro il premier incaricato, Matteo Renzi, definito «il vuoto assoluto, un cartone animato, mandato al governo dalle banche». Infine, la tanto temuta penetrazione nella platea dell’Ariston: dopo il comizio fuori il palazzo, Grillo è entrato in teatro e ha preso posto a sedere, in una posizione piuttosto defilata, dopo la metà della sala. Entrando ha mostrato ai giornalisti i suoi biglietti «regolarmente acquistati per me e per mio figlio». Il sipario non si è ancora alzato, ma lo spettacolo è già inziato: non può che entrare nel vivo…