La vendetta di Bersani nel giorno della fiducia: torna in aula dopo la malattia e abbraccia Letta

Sorpresa alla Camera: Pier Luigi Bersani è tornato in aula nel giorno della fiducia a Matteo Renzi, dopo la lieve emorragia celebrare che lo aveva colpito i primi di gennaio e costretto in ospedale per un lungo periodo. L’ex segretario Pd è stato accolto da un lungo applauso di tutti i deputati, che

in segno di saluto si sono anche alzati in piedi. Solo i parlamentari del Movimento 5stelle hanno ritenuto di non partecipare a quello che per l’Emiciclo è stato un momento di gioia senza distinzioni di schieramento e che, non a caso, ha visto il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, fra i primi a farsi avanti per una stretta di mano. Mentre Bersani elargiva sorrisi e battute («Sto bene. E voi?»), anche Matteo Renzi gli tributava un omaggio. Alla sua maniera: tempestivo come sempre, con un tweet in tempo reale. «Grazie a @pbersani per essere in aula oggi. Un gesto non scontato, per me particolarmente importante. Grazie», ha cinguettato il premier, che evidentemente ha interpretato quella presenza come un gesto di supporto nei suoi confronti. Avesse aspettato un attimo, però, Renzi avrebbe scoperto che la realtà era un tantino differente da come se l’era figurata: negli stessi momenti l’ex segretario democratico spiegava alla piccola folla che gli si era stretta intorno che «sono venuto ad abbracciare Enrico». Enrico Letta, of course. In quel momento Letta ancora non era arrivato, ma pochi minuti d’attesa dopo l’intento è stato portato a compimento e tra i due c’è stato un lungo, caloroso abbraccio. Un abbraccio plateale almeno quanto il mancato saluto di Letta a Renzi. L’ex premier, infatti, pur passando davanti ai banchi del governo, ha ignorato il nuovo presidente del Consiglio e i suoi ministri. Ha invece salutato con una stretta di mano Angelino Alfano e tutti quelli che ha incontrato sulla sua strada mentre cercava di raggiungere Bersani, anche lui guadagnandosi applausi trasversali. A quel punto a Renzi non rimaneva che fare buon viso a cattivo gioco. «Quando Bersani ha vinto non mi ha escluso dal Pd e il fatto che Bersani sia qui oggi è un segno di stile, di rispetto non solo personale ma politico», ha detto in aula il premier, mentre la scena gli era già stata rubata da quelli cui aveva sottratto la poltrona. Al partito e al governo.