La decisione sui nostri marò slitterà a maggio, dopo le elezioni in India

La nuova data è lunedì prossimo, 24 febbraio, alle ore 14 (le 9,30 in Italia): è l’udienza in cui la Corte Suprema indiana dovrebbe ricevere la risposta scritta del governo di New Delhi sull’applicabilità o meno della legge sulla repressione della pirateria (Sua act) nei confronti dei nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da due anni trattenuti in India senza un capo d’imputazione in relazione alla morte di due pescatori scambiati per pirati. Il condizionale è d’obbligo perché è assai difficile attendersi una decisione univoca da parte del governo indiano che «in questo momento – spiega Sujit Dutta, professore all’università Jamia Milla Islamia ed esperto di politica estera – è in una posizione di debolezza e non può prendere decisioni in maniera rapida perché deve stare attento alle ripercussioni su una molteplicità di fattori, a partire dal suo elettorato fino alle sensibilità del Kerala. Entrambi i Paesi (India e Italia, ndr) vogliono una soluzione veloce del caso, perché l’India non può permettersi assolutamente di deteriorare le relazioni con l’Italia, ma penso che sarà il prossimo governo a risolvere questa crisi». Tra circa due mesi inizia infatti la maratona elettorale delle legislative. L’accademico, autore di diversi saggi sui rapporti tra India e Cina, ricorda che lo Stato del Kerala, dove è avvenuto l’incidente, ha ancora un’importante influenza nonostante la sentenza della Corte Suprema del gennaio 2013 che affida la giurisdizione “a un tribunale ad hoc” deciso dal governo. «Il governo centrale, inoltre, deve anche tenere conto del volere del Kerala dove sono morti i due pescatori. Nel sistema democratico indiano le istanze regionali giocano un ruolo preponderante – spiega – come dimostra il recente caso del premier Manmohan Singh che non si è recato in summit in Sri Lanka per non urtare la sensibilità del Tamil Nadu». Singh, 81 anni, fra l’altro, ha già annunciato che si dimetterà dopo le elezioni che si terranno in maggio, a prescindere dal risultato che uscirà dalle urne. Il premier ha fatto capire che vorrebbe lasciare la premiership del Paese a Rahul Gandhi. Il prossimo maggio il Paese andrà al voto e dovrà scegliere tra il Congress, partito laico e democratico dell'”italiana” Sonia Gandhi, e il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito ultranazionalista indù. «Qualunque fosse il verdetto – secondo una fonte di “AsiaNews” (anonima per motivi di sicurezza) – le parti in causa potrebbero usare la vicenda dei due marò per dividere la popolazione e accalappiarsi simpatie, per questo è improbabile che si giunga a una conclusione prima delle elezioni». Sempre secondo la fonte di “AsiaNews”, «credo li condanneranno, ma con una pena leggera. E penso che la sconteranno in Italia, non in India».