Faceva a pezzi gli uomini «per divertimento»: ergastolo alla serial killer inglese

Una condanna esemplare all’ergastolo per Joanne Dennehy, la 31enne di Peterborough, Inghilterra orientale, che ha ucciso tre uomini, i cui corpi dilaniati da colpi di arma da taglio sono stati trovati tra marzo e aprile scorsi. La donna, che ha sul viso una stella tatuata, aveva cercato di eliminarne altri due. Nel corso del processo è emerso che lo ha fatto «per divertimento». Mentre veniva letta la sentenza alla Old Bailey di Londra, la donna non ha mostrato alcuna emozione. Il giudice Spencer ha affermato che Dennehy gli ha scritto dicendo di non provare alcun rimorso per gli omicidi. Le vittime sono tre uomini di 31, 48 e 56 anni, uccisi in soli 10 giorni fra il marzo e l’aprile 2013. La serial killer li ha accoltellati e si è fotografata con un lungo pugnale in mano per celebrare le sue imprese. Dopo aver rinvenuto i corpi, la polizia britannica aveva lanciato una vasta operazione investigativa. Nel diramare la sua descrizione, le forze dell’ordine avevano segnalato che la donna sarebbe stata riconoscibile dal tatuaggio sullo zigomo destro e aveva consigliato di non avvicinarla. Secondo il resoconto del quotidiano Daily Mail, la serial killer ha riso davanti alla giuria dopo la lettura della sentenza. Rivolto all’imputata il giudice Spencer ha detto: «Entro lo spazio di dieci giorni lei ha ucciso tre uomini a sangue freddo. Sebbene lei si sia dichiarata colpevole, chiaramente non ha mostrato alcun segno di rimorso. Anzi, ha tentato di ucciderne altri due a caso senza alcuna esitazione. Lei è una crudele, calcolatrice e manipolatrice serial killler». N ell’udienza del novembre scorso l’ammissione di colpevolezza aveva colto di sorpresa giudici e avvocati che in aula non ne aveva fatto mistero. «Mi sono dichiarata colpevole, tutto qua». Ha reagito la donna in tribunale, accompagnata dal suo compagno, Gary Richards, che invece ha respinto le accuse secondo cui sarebbe stato complice della serial killer, aiutandola a far sparire i corpi che, ha ammesso la stessa Dnnehy, ha gettato in un fosso.