All’asilo cancellati “padre” e “madre”: la sinistra milanese fa il golpe

La vittoria del Pensiero Unico progressista si celebra sotto la Madonnina in quel di Milano. Non ci sarà più la dicitura “padre” e “madre” , sostituita dal termine  “genitore” sul modulo che le coppie milanesi dovranno utilizzare per iscrivere i propri figli alle scuole dell’infanzia comunali. Abolite le prime parole che un essere umano pronuncia quando viene al mondo in ogni civiltà, rimane l’indistinto e asessuato “genitore”. La “rivoluzione” scatta il 14 febbraio ed è frutto di un’operazione tutta di sinistra. La novità è figlia della delibera per il registro delle unioni civili approvata lo scorso anno dalla Giunta comunale di Milano guidata da Giuliano Pisapia. Una novità a cui ha lavorato la consigliera del Pd Rosaria Iardino, già responsabile del Forum dei cittadini. In realtà si tratta di un piccolo “golpe”, per nulla discusso pur trattandosi di materia familiare, quindi delicata. L’indignazione del centrodestra meneghino è scattata spontanea, univoca. «Lascia allibiti, siamo di fronte a un attacco alla famiglia a partire proprio dalla sue fondamenta, cioè dal riferimento al padre e alla madre», dice Riccardo De Corato, consigliere comunale di Milano (FdI). «Si tratta di un colpo di mano di giunta e maggioranza – aggiunge – che mettono l’opposizione e i cittadini di fronte al fatto compiuto. Su un cambiamento così controverso è d’obbligo discutere in Consiglio e ascoltare la città aprendo un dibattito in tutte le sedi della partecipazione democratica». Un’osservazione, quella sulle modalità del cambio (non comunicate ai consiglieri) che trova d’accordo tutte le forze di minoranza del centrodestra. Tutto è stato deciso a fari spenti. «È umiliante per le istituzioni comunali che decisioni epocali non passino da un pubblico dibattito – afferma ad esempio Matteo Forte, consigliere di Ncd – e i consiglieri, eletti dai milanesi, apprendano dai giornali che nei moduli di iscrizione agli asili e materne si censurino mamma e papà. Darò battaglia in tutti i modi leciti – assicura Forte – per denunciare una sinistra tanto disastrosa dal punto di vista economico quanto dolosa da un punto di vista ideologico e culturale». Di «altra pagliacciata», parla infine anche Massimiliano Bastoni (Lega), secondo il quale è un «tentativo, figlio della delibera del luglio 2012, di equiparare le unioni civili alla tradizionale famiglia riconosciuta e tutelata dalla Costituzione. È – conclude – una sciocchezza priva di valore».