Un governo in stato confusionale si avvia mestamente alla fine. La figuraccia sugli insegnanti e sulla nuova Imu

Il governo è in confusione totale. Ogni giorno si mostra per quello che è: inconsistente.  Francamente lo pensavamo migliore. E pur con i limiti oggettivi palesati all’atto della sua costituzione, ci sembrava lecito attenderlo alle prove decisive per poterlo giudicare. Sia chiaro: non abbiamo mai creduto che davvero avesse la forza di fare le riforme che il premier Enrico Letta enfaticamente prometteva, ma qualcosina, a cominciare dalla legge elettorale (prerogativa parlamentare, come si sa, a cui il governo può dare un impulso decisivo) ritenevamo che fosse in grado di farla. E invece siamo qui, a nove mesi dalla sua formazione, a registrare una delusione cocente. Dalla legge di stabilità in poi si è avvitato su se stesso: non che prima avesse brillato, naturalmente. Il “caso kazako” e la detenzione  dei marò  in India che non si è riusciti a sbloccare ci avevano messo in guardia. Poi i provvedimenti economici ci hanno tolto qualsiasi illusione. Il governo è oggettivamente incapace di governare.

In  questi giorni sta toccando il fondo.  Ieri il ministero dell’Economia ha fatto sapere, presumibilmente senza comunicarlo neppure al presidente del Consiglio (almeno così vogliamo credere: sarebbe gravissimo il contrario) che ad ottantamila insegnanti verranno prelevati dallo stipendio 150 euro al mese, per tutto il 2014, come restituzione “forzata” di scatti a cui non avrebbero avuto diritto. Una follia. Se la somma è stata illegittimamente percepita, la responsabilità non è certo degli insegnanti. Dunque, per quale motivo dovrebbero rimetterci loro e non i responsabili del calcolo errato? In ogni caso, come si fa a prelevare d’autorità una cifra considerevole da un ben magro stipendio quando su di essa ormai si faceva affidamento? Con la stessa logica si potrebbe intervenire su pensioni e redditi da lavoro dipendente in ossequio ad una qualunque normativa: il solo pensiero è sconcertante. L’annuncio-gaffe è stato talmente grave che il governo in poche ore è stato costretto a fare marcia indietro rimangiandosi ogni intento vessatorio ma anche il solo fatto di avere angosciato e umiliato un’intera categoria per 24 ore dimostra che l’affidabilità di Palazzo Chigi traballa sempre di più.

Stessa sfiducia e stesso malessere che ormai da settimane covano di fronte al pasticcio della tassa sulla casa. Chi ci ha capito qualcosa alzi la mano. Non si sa quando e quanto si deve pagare; quali saranno i parametri comunali e secondo quali criteri le amministrazioni municipali si comporteranno. La mini-Imu che dovremo pagare a giorni che cos’è in realtà se non un modo per rastrellare un po’ di denaro facendo di fatto rientrare una tassa che tronfiamente era stata cacciata, almeno così si diceva, con ignominia. Una banda di straccioni si era intestato il successo del provvedimento. Adesso ci spieghi come dovremo pagarla sotto altre spoglie e soprattutto quando, se non altro per mettere i soldi da parte.

Il silenzio del presidente del Consiglio riguardo a tutto ciò è imbarazzante. Dovrebbe andare in televisione e rendere noto agli italiani che cosa sta succedendo, possibilmente con parole chiare e cifre certe. Se non lo fa – e difficilmente lo farà – il suo “patto” con le forze politiche lo può anche archiviare. Il Paese sta maledettamente soffrendo, molto più dell’anno appena trascorso e di chiacchiere in politichese non sa che farsene. E tragga le conseguenze dalla sfiducia montante.

Post scriptum. Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra si sentono al posto giusto continuando a far parte acriticamente di un governo che non si sa più come definire? Neppure da loro abbiamo ascoltato una sola parola sulla decurtazione dello stipendio agli insegnanti e sul pasticcio casa. Pensano davvero di arrivare al 2015 ed andare al voto con una legge che gli garantisca una pattuglia di parlamentari? Chi vive di illusioni, di illusioni muore.