“Siamo tutti clandestini”: il Pd offre la mela avvelenata, guai ad addentarla

Lo si era capito sin dall’inizio della legislatura: spalancare le porte agli immigrati, consentire gli ingressi senza alcun controllo, permettere a chiunque di mettere piede nel nostro Paese – libero persino dall’obbligo di dare le proprie generalità – era un chiodo fisso della sinistra. Più che una priorità, era un’esigenza politica perché – dopo una valanga di sconfitte elettorali – cercava un tema che potesse unificare le sue variegate anime e nel contempo un mezzo per garantirsi, in visione futura, un tesoretto di voti. Tutto è stato costruito per raggiungere questo obiettivo: la nomina della Kyenge a ministro (proprio lei, che in piazza esibiva lo striscione contro il reato di clandestinità), la penosa strumentalizzazione delle tragedie in mare, le analisi psicologiche e sociologiche sul perché una larga fetta di extracomunitari finisca per scivolare nella criminalità (con annesse tesi giustificazioniste). E ancora, la criminalizzazione della Bossi-Fini, come se i reati degli immigrati dipendessero dalla legge e non il contrario. Il tutto per arrivare al provvedimento-principe: la cancellazione del reato di clandestinità, un provvedimento che va contro ogni logica perché – in qualsiasi Paese civile – c’è chi vive nella legalità e dev’essere tutelato dallo Stato e chi vive nell’illegalità e dev’essere condannato e punito dallo Stato. E i clandestini, di per sé, vivono nella illegalità, perché di loro non si sa nulla, nemmeno dove abitano. Ma alla sinistra benpensante non interessa e accoglie con applausi e sorrisi sornioni lo scivolone dei grillini, diventati anche loro “clandestini”. La furbizia di alcuni leader partitici è stata quella di bollare come “razzista” chiunque avesse fatto la minima obiezione sulla tesi imposta dalla sinistra in merito all’immigrazione. «L’Italia non è mai stata razzista, ha avuto modo di dimostrare, in tantissime occasioni, la sua grande generosità», ha puntualizzato Maurizio Gasparri. «Ma non si può tollerare che sotto l’indifferenza dell’Europa le nostre coste siano invase di clandestini». Che però – secondo la logica della sinistra – non saranno clandestini e quindi potranno avere la cittadinanza italiana quanto prima possibile, com’è nel programma del Pd. E subito dopo votare. Poco importa ai “democratici” che alla fine le porte verranno spalancate alla disperazione e che a quella disperazione l’Italia non sarà in grado di offrire neppure una speranza. L’importante è curare il proprio orticello, costi quel che costi.