«Sì al reato di omicidio stradale». La Cancellieri dice una cosa di destra e il Pd la stoppa

L’ultimo a lanciare l’appello è stato il padre di Stella Manzi, la bambina romana di otto anni morta la sera di Santo Stefano in un incidente stradale causato da un rumeno ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente. La richiesta dell’introduzione del reato di omicidio stradale, sul quale il centrodestra si batte da anni, è stata ripresa dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. «Entro gennaio porterò in Consiglio dei Ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l’introduzione del reato di omicidio stradale», ha annunciato il Guardasigilli in un’intervista al Tg5. Si tratta di «gravi reati», ha detto Cancellieri rispetto ai quali è giusto che «le vittime abbiano la giustizia che meritano». «La cosa più importante – ha detto il ministro – è l’efficacia delle norme che verranno adottate». Norme che «colpiranno gli autori di questi reati, che sono gravi, per fare in modo che le vittime abbiano la giustizia che meritano. Spesso infatti le famiglie delle vittime si sentono offese nel loro dolore perché non hanno i riscontri che meriterebbero». Riuscirà questo governo a realizzare la proposta? Difficile, visto che dal Pd arrivano le prime critiche. In una nota Danilo Leva, vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni e componente Pd in Commissione Giustizia alla Camera, si oppone alla proposta liquidandola come «un uso simbolico del diritto penale, figlio della legislazione di emergenza che in passato ha prodotto solo guasti, come ad esempio la Bossi-Fini e la Fini Giovanardi, che non hanno rappresentato la soluzione ai problemi esistenti».
«Mi auguro che l’annuncio del ministro Cancellieri – commenta Edmondo Cirielli– non rimanga tale e non si riveli l’ennesimo spot del governo. Se c’è veramente questa volontà si passi subito dalle parole ai fatti». Per il deputato di Fratelli d’Italia «il problema reale è rappresentato dalle norme della Legge Gozzini, ampliate con gli ultimi svuotacarceri voluti proprio dal ministro Cancellieri e, per effetto delle quali, non si riesce a far scontare la pena in carcere ai responsabili di più omicidi volontari, come dimostra il caso di Bartolomeo Gagliano».  «Inasprimento delle pene, risarcimenti più rapidi alle vittime, prevenzione – ha concluso Cirielli – ma soprattutto effettiva sanzione carceraria nel computo finale della pena».