Fanno come Lotta Continua negli Anni ’70, ma il sottosegretario li chiama “fascisti”

Il sottosegretario all’Istruzione Gian Luca Galletti è davvero uno strano personaggio. Pur ricoprendo  un ruolo di responsabilità nel sistema educativo nazionale, non sa distinguere lo stile “fascista“ da quello “comunista” e scambia fatalmente lucciole per lanterne. È accaduto, all’Università di Bologna, che un gruppo di estrema sinistra, il collettivo Hobo,  ha aperto una pagina Facebook invitando  a segnalare i docenti “sgraditi”. Insomma, una vera e propria richiesta di liste di proscrizione. Il gruppo non è nuovo a certe, inquietanti  bravate. Basterà dire che, pochi giorni fa, alcune decine di esaltati e di  facinorosi, appartenenti al suddetto collettivo, hanno duramente contestato Angelo Panebianco, professore di scienza politica all’Ateneo felsineo, per via di un editoriale sul Corriere della Sera giudicato “razzista” dai fanatici dell’ultrasinistra.  E  Galletti che ti fa? Annunciando che il Miur si «attiverà» per chiedere informazioni all’Università di Bologna  sull’inquietante trovata delle liste di proscrizione,   ha definito «comportamento di stampo fascista» l’iniziativa di Hobo. Sembra di rileggere la lugubre e grottesca prosa degli apparatnik del Pci nei primi anni Settanta, quando sui comunicati di Botteghe oscure e sulla stampa fiancheggiatrice si parlava impunemente di “sedicenti” Brigate Rosse. La sinistra italiana voleva in tal modo mistificare la realtà del terrorismo rosso, perché a lorsignori risultava intollerabile ammettere che i “guerriglieri di papà” , coccolati e vezzeggiati nei salotti radical chic, si  stavano armando per sferrare il loro attacco criminale al “cuore dello Stato” . Salvo poi ricredersi , quando il sangue cominciò a essere versato e quando la stella a cinque punte divenne l’emblema della “notte della Repubblica”. Ma ormai non c’era più niente da fare.

Oggi, fortunatamente, non siamo più come 35–40 anni fa. Ma non per questo è lecito  prendere sottogamba l’intolleranza e la violenza che crescono nelle Università e nelle piazze del nostro Paese. Sono manifestazioni da tenere sotto stretta osservazione perché possono offrire il brodo di coltura allo svilupparsi di nuovi fenomeni eversivi. Quello che, soprattutto, non può essere tollerato è il tentativo, da parte di taluni settori del mondo politico, di attuare nuovamente la tecnica della mistificazione ideologica. E il sottosegretario Galletti dovrebbe sapere che la pratica delle liste di proscrizione fu storicamente inaugurata da Lotta Continua e che è sempre rimasta una prerogativa dell’ultrasinistra. E furono proprio i “fascisti”, da lui oggi inopportunamente evocati,  a farne per primi le spese.