Conto alla rovescia per evitare la seconda rata Imu. Ma le opposizioni non mollano sulla svendita di Bankitalia

È con lo spettro del pagamento della seconda rata dell’Imu che il governo sta “ricattando” il Parlamento per il via libera del decreto su Imu e Bankitalia allo scadere dei tempi regolari. Una partita resa difficile dall’ostruzionismo dei Cinquestelle e dalla richiesta di Fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia di scorporare dal provvedimento la ricapitalizzazione della Banca d’Italia per poter approvare la parte che riguarda l’abolizione della seconda rata della tassa sulla casa. Ieri sera l’Aula di Montecitorio non ha completato l’esame degli ordini del giorno al testo, che scade questa notte. Non è escluso che la presidente Laura Boldrini forzi la mano ponendo la cosiddetta “ghigliottina”, la votazione de decreto prima della sua scadenza a costo di scatenare la reazione durissima delle opposizione. La linea di Palazzo Chigi, espressa con toni ruvidi dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini, è quella di accusare i grillini e le opposizioni di voler far pagare l’Imu agli italiani. Un’accusa rispedita al mittente, «non è vero che se non si approva il decreto si pagherà l’Imu – spiegano i pentastellati – il Parlamento può decidere di scorporare una parte del decreto e approvarlo». Un’ipotesi che Franceschini ha bocciato come “impraticabile”. La verità è capovolta, spiegano i deputati di Fratelli d’Italia, è vero invece che il governo ha fretta di regalare la Banca d’Italia agli amici stranieri sottraendola ai cittadini, e per farlo ha inserito la ricapitalizzazione nel decreto sull’abolizione dell’Imu. Lo ha fatto nel giorno della decadenza al Senato di Silvio Berlusconi, il 27 novembre scorso, quando il Consiglio dei ministri oltre a cancellare  la seconda rata dell’Imu 2013 (solo parzialmente  vista la permanenza della mini-Imu) ha disposto la rivalutazione delle quote di Bankitalia prevedendone la trasformazione in una public company. Di fatto una privatizzazione: per legge si autorizza l’aumento di capitale  fino al raggiungimento di 7,5 miliardi di euro tramite l’utilizzo di riserve statutarie; le quote potranno essere acquistate da banche e imprese assicurative con sede in Ue, ma anche fondi pensione, fondazioni bancarie, enti e istituti di previdenza che hanno sede in Italia fino a un tetto del 5%.

Ostruzionismo incivile e irrispettoso? «A mali estremi, estremi rimedi, non abbiamo alcun timore a rivendicare la nostra battaglia ostruzionistica contro il processo di privatizzazione della Banca d’Italia – ha spiegato Giorgia Meloni – ed è per questo che abbiamo presentato un pacchetto di emendamenti, oltre 600,  per abrogare tutto il decreto». Visto il no del governo all’ordine del giorno di FdI, l’ex ministro della Gioventù ha chiesto a Napolitano di non firmare: «I venduti del governo al soldo del potere finanziario bocciano l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia per ribadire che l’oro della Banca d’Italia (100 miliardi di euro) è di proprietà del popolo italiano. Questi corrotti in cambio di qualche marchetta, finanziamento, consulenza o bustarella sotto banco», scrive su Twitter, «consegnano le riserve auree dell’Italia alle lobby delle quali fanno parte. Questo è alto tradimento dello Stato, compiuto con la complicità dell’intero Pd, di Scelta Civica e del Nuovo Centrodestra».