Anche il Pd vuole liberarsi di Kyenge e mandarla in Europa. Ma lei dice: «No comment, non ne so niente»

«In verità non so niente. Mi informate voi. No comment perché non so niente». Così il ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge, ha risposto ai giornalisti che le chiedevano un commento all’indiscrezione di una sua candidatura alle prossime elezioni europee da parte del Pd. La notizia è stata data da Libero con il titolo «Un piano del Pd per liberarsi della Kyenge». L’articolo, molto informato, spiegava che l’ipotesi è stata già affrontata dalla segreteria del partito e comunicata anche al premier Enrico Letta. Motivazione ufficiale: la Kyenge dovrebbe essere una candidata di bandiera, volto «della nuova Italia multietnica», ha scritto il vicedirettore di Libero, Franco Bechis. In realtà, gli obiettivi della candidatura sarebbero altri: da un lato sottrarre il ministro al clima di aggressività che la circonda, ma dall’altro sottrarre il partito alle polemiche provocate dalle uscite e dall’inconcludenza del ministro. «Non pochi suoi compagni di partito – ha scritto Bechis – ritengono oramai apertamente la scelta della Kyenge al ministero dell’Integrazione proprio un clamoroso errore. Il più gentile dice: “Non ha fatto nulla, e quel nulla però è riuscito a farci travolgere da polemiche inutili”». Un parere, quello sull’improduttività della Kyenge, che accomuna anche diversi osservatori. «Noi che abbiamo gioito per la sua nomina a ministra dell’Integrazione, noi che ci siamo indignati per gli attacchi razzisti di cui è stata oggetto, vorremmo chiedere a Cécile Kyenge: porterà a casa qualche risultato?», scriveva Gad Lerner a dicembre sul suo blog, in un pezzo poi ripreso qualche giorno fa in un altro blog, quello di Filippo Facci su Il Post. «È possibile che il sospetto di un processo alle intenzioni ogni volta debba oscurare le inerzie del ministro?», si è chiesto Facci, sottolineando che «il ministro dell’Integrazione è competente anche sulle adozioni e soprattutto sulle politiche giovanili di questo Paese, ma in tema di bilanci il discorso vira sempre sul razzismo o semplicemente si parla d’altro». E anche lì il bilancio è, come sottolineato dal Lerner poi ripreso da Facci, a risultati zero. «Gad Lerner, poco tempo fa – e lo cito per paracularmi essendo lui di sinistra, ma sbaglio – ha ammesso che l’azione legislativa e amministrativa per migliorare la condizione degli immigrati è “completamente paralizzata”», ha ricordato Facci. Una situazione che certo, come scritto da Bechis, non dev’essere sfuggita ai vertici del Pd e, si direbbe, alla stessa Kyenge. La risposta fornita ai giornalisti su una sua possibile candidatura alle europee, infatti, suona come un avvertimento al suo stesso partito: “Promoveatur ut amoveatur? Hic manebimus optime”.