Il concorso per il comunicatore della Camera? Così “trasparente” che si è saputo in anticipo il vincitore…

Lo ammetto, mi vedevo bene sulla poltrona più alta dei comunicatori della Camera dei Deputati. Ma io, sono sincero,  con me stesso sono un po’ di parte. Di sicuro ci abbiamo provato in tanti, circa 800, per provare a ottenere un posto di prestigio, un bello stipendio, un incarico dalle grandi soddisfazioni professionali. Una metà degli aspiranti “portavoce” di Montecitorio è stata tagliata fuori al primo giro, un’altra metà s’è ristretta, dopo attente e scrupolose valutazioni dei curriculum vitae, a sette “finalisti”, tutti autorevoli colleghi con esperienze di altissimo livello, certamente più qualificati del sottoscritto, che pure – lo confesso   – aveva sperato che facesse breccia nel rigido metro di giudizio della Boldrini perfino l’attività  di volontariato svolta in strutture di accoglienza di profughi politici, tanto cari al presidente della Camera. Ma se sperare è lecito, prevedere il futuro no. Perché alla fine la scelta è caduta su una validissima collega della Stampa, Anna Masera – titoli accademici stellari, profilo umano e professionale perfetto, twittatrice instancabile –  con il piccolo particolare, però, che prima ancora che si concludesse il giro finale dei colloqui con i sette “prescelti”, il suo nome era stato dato già per certo dall’agenzia Velina Rossa e la notizia era stata ripresa da tutti i siti di informazione. Una giornalista professionista, milanese, mai stata redattrice parlamentare, pare  in ottimi rapporti personali con la Boldrini (ma questo è il meno) è stata dunque indicata dopo una procedura sbandierata ai quattro venti come pubblica, trasparente e collegiale, addirittura gestita da una commissione interna della presidenza della Camera formata da parlamentari di diversa estrazione politica.  Sta di fatto, però, che a chi ha partecipato è risultato impossibile fare una comparazione pubblica dei curricula, così come nessuno degli 800 candidati (me compreso) ha mai ricevuto comunicazione  dell’avvenuta consegna, via mail, della richiesta di partecipazione, tantomeno si è potuto sapere in quale dei vari scaglioni di selezionati e bocciati, nelle varie fasi, si era concluso il tentativo di partecipare al concorso. In più, come ci informa il sito lanotizia.it, ai colloqui finali, quando già era trapelata la scelta della Masera, qualcuno si era presentato con un piano di comunicazione dettagliato ma a quel punto, forse, già superato. Qualcun altro, come il redattore parlamentare dell’Espresso, Primo Di Nicola, si era perfino rifiutato di sottoporsi alla verifica finale, forse intuendone l’inutilità. Ultimo elemento, dal comitato presieduto da Roberto Giachetti s’era defilato il vicepresidente della  Camera Simone Baldelli (FI), che aveva denunciato “l’irrituale procedura di istruttoria” e manifestato forti perplessità sul metodo seguito. Dubbi che da oggi albergheranno in tutti i giornalisti che metteranno piede alla Camera, a meno che la Boldrini non decida per un supplemento di trasparenza, anche postuma.