Plotone d’esecuzione contro Marina Berlusconi: all’appello risponde anche Crozza…

Attacchi preventivi, quasi a dire “pensa cosa ti accadrà se decidessi di candidarti”. Prima Repubblica, poi Crozza su La7 (sì, proprio lui, il “pargoletto” che la Rai voleva portare con sé promettendogli un’esistenza da Paperon de’ Paperoni), poi ancora il video tratto dalla trasmissione e rilanciato alla grande dal Corriere della Sera. La vittima prescelta è Marina Berlusconi, colpevole di due gravissimi reati: essere figlia del Cav ed essere al centro di indiscrezioni su una sua eventuale discesa in campo, indiscrezioni che lei ha smentito innumerevoli volte. Ma non basta, c’è sempre il terrore che cambi idea e allora meglio tutelarsi colpendo duro perché chi picchia per primo picchia due volte. La satira, quindi, dopo essersi concentrata per vent’anni solo sull’uomo di Arcore, ora sta cambiando direzione. Come con il padre, così con la figlia: battute pesanti e gratuite, un po’ di fango qua e là, la campagna denigratoria è cominciata mentre ancora le pedine sono ferme nelle loro caselle. Ecco allora Crozza mettersi la parrucca, tanto per far ridere il suo pubblico, e iniziare lo show salendo sul palco accompagnato dall’inno di Forza Italia. Imita Marina Berlusconi a modo suo, cercando di ridicolizzarla, la voce sottile che diventa di tanto in tanto quella del padre (per dimostrare che è una specie di marionetta), l’atteggiamento impacciato quando comincia il discorso. E subito a dire: «Il mio papà è un uomo perbene, corretto, onesto», e subito dopo «sessualmente competitivo». Il copione è stantìo, sempre con la storiella degli interessi privati: «Io amo l’Italia, amo le mie aziende e ci tengo a difenderle». E per non voltare pagina, un’altra trovata vecchia: «Avevo deciso di non candidarmi – dice Crozza-Marina – l’ho detto, l’ho ridetto, l’ho ripetuto, l’ho confermato e quindi mi candido». Poi le squallide battute sul suo essere donna: «Io sono una donna a tutto tondo, ho tutto delle donne… parcheggio malissimo e schiaccio il dentifricio partendo dal mezzo». E il finale: «Siamo donne, oltre le gambe c’è Dudù», e cioè il cane di Berlusconi. La chiamano satira ma sembra tutt’altro. Nel silenzio di chi è abituato a riempirsi la bocca con le battaglie in favore delle donne.